Categoria: Web Marketing B2B

  • Retrieval, grounding, attribution: come i sistemi generativi decidono chi entra nella risposta B2B

    Retrieval, grounding, attribution: come i sistemi generativi decidono chi entra nella risposta B2B

    Nel B2B industriale, una fonte può essere indicizzata, autorevole e tecnicamente corretta senza essere utilizzabile da un sistema generativo.

    Il sito è online. I contenuti esistono. Le schede prodotto sono pubblicate. La documentazione tecnica è disponibile.

    Eppure, quando un buyer interroga ChatGPT, Gemini o Perplexity con una query specifica — una portata, una temperatura, una certificazione, una condizione di compatibilità — molte aziende non entrano nella risposta.

    Il problema non è essere trovati.

    È superare il passaggio in cui il sistema decide se un’informazione può essere usata senza introdurre ambiguità.

    Quel passaggio si chiama grounding.


    Il problema non è l’indicizzazione

    Per anni il marketing digitale B2B ha lavorato su una sequenza relativamente stabile: indicizzazione, ranking, clic, conversione. La SEO ha costruito il proprio valore su questa logica. Rendere una pagina accessibile, pertinente e autorevole aumentava la probabilità che il buyer la incontrasse durante il processo di ricerca.

    Nel paradigma answer-first, questa sequenza non scompare, ma non basta più.

    Un sistema generativo non restituisce soltanto una lista di risultati. Costruisce una risposta. Per farlo, non si limita a recuperare fonti pertinenti: deve valutare se le informazioni disponibili possono sostenere una sintesi affidabile.

    Questo cambia il punto di selezione.

    Una pagina può essere accessibile e non essere usata. Un brand può essere conosciuto e non essere citato. Una documentazione tecnica può essere corretta e restare fuori dalla risposta perché non rende esplicite le condizioni in cui una specifica affermazione è valida.

    Il punto critico, quindi, non è solo la visibilità. È l’utilizzabilità informativa.

    Le aziende che leggono il problema solo come perdita di traffico cercano la diagnosi nel punto sbagliato. Il traffico misura chi arriva dopo il clic. Non misura chi viene escluso prima, nel momento in cui il sistema generativo costruisce la shortlist informativa.


    I tre livelli del modello GEO: retrieval, grounding, attribution

    Per descrivere in modo operativo come una risposta generativa prende forma, il modello GEO distingue tre livelli: retrieval, grounding e attribution.

    Il retrieval è la fase in cui il sistema recupera fonti potenzialmente pertinenti. In questa fase conta la riconoscibilità tematica: il sistema individua pagine, documenti e contenuti che sembrano collegati alla query. Il retrieval è ampio, inclusivo, preliminare. Essere recuperati significa entrare nel perimetro di valutazione, non nella risposta.

    Il grounding è la fase in cui il sistema valuta se le informazioni recuperate possono essere usate come base affidabile. Qui non basta parlare del tema. Serve che l’informazione sia determinata: parametri espliciti, limiti dichiarati, condizioni di validità, riferimenti verificabili, coerenza tra le superfici informative.

    L’attribution è la fase visibile. Le fonti che superano il grounding vengono integrate nella risposta. Le altre restano fuori, anche se sono state recuperate, anche se appartengono a brand noti, anche se il prodotto è tecnicamente valido.

    LivelloFunzioneCriterio prevalente
    RetrievalRecupera fonti potenzialmente rilevantiPertinenza tematica
    GroundingValuta se l’informazione è utilizzabileVerificabilità, parametri, assenza di ambiguità
    AttributionIntegra le fonti nella risposta finaleSelezione delle fonti che superano il grounding

    Il grounding è il punto in cui la trovabilità viene messa alla prova. Una fonte può essere recuperata, indicizzata e riconosciuta come pertinente; diventa citabile solo se le informazioni che contiene sono abbastanza esplicite da essere usate nella risposta.

    Nel GEO, la citabilità non coincide con la presenza online. Coincide con la possibilità di essere integrati in una risposta che orienta una decisione.


    Quando una fonte è accessibile ma non selezionabile

    Una fonte può essere accessibile al sistema generativo e restare comunque fuori dalla risposta. Questo accade quando l’informazione è pertinente al tema, ma non abbastanza determinata per sostenere una decisione.

    Nel B2B industriale il caso è frequente. Il sito è indicizzato, le pagine prodotto esistono, i PDF tecnici sono pubblicati, il brand è riconosciuto nella categoria. Tuttavia, quando la query introduce un vincolo — una temperatura, una portata, una certificazione, una condizione di compatibilità — il sistema deve scegliere fonti che riducano il rischio di errore.

    Una fonte narrativa può essere recuperata.

    Una fonte parametrica può essere selezionata.

    La differenza non è stilistica. È funzionale. Il sistema generativo deve costruire una risposta che tenga insieme alternative, criteri e condizioni. Se una fonte dice che un componente è “adatto ad applicazioni gravose”, il sistema non può sapere quali applicazioni, con quali limiti, entro quale range operativo. Se una fonte dichiara pressione, temperatura, compatibilità, certificazione e condizioni di esclusione, il sistema può usarla con rischio minore.

    Questo è il punto in cui la SEO tradizionale mostra il proprio limite. Una pagina può essere ben posizionata e non essere selezionabile. Può portare traffico e non contribuire alla shortlist. Può funzionare come contenuto post-clic e fallire come fonte pre-clic.

    Il problema non è la qualità del contenuto in senso editoriale. È la sua idoneità a sostenere una risposta.


    Il grounding come collo di bottiglia

    Il grounding è il principale collo di bottiglia del modello GEO perché gran parte dei contenuti B2B industriali è stata progettata per un ambiente di ricerca diverso.

    Nel content marketing tradizionale, molte aziende hanno imparato a trasformare caratteristiche tecniche in benefici. La pressione diventa affidabilità. La temperatura diventa resistenza. La compatibilità diventa flessibilità. La certificazione diventa rassicurazione.

    Questa traduzione funziona per un lettore umano già interessato, ma riduce l’utilizzabilità della fonte quando la risposta deve essere costruita da un sistema generativo.

    Un sistema generativo non deve essere persuaso. Deve poter verificare.

    Affermazioni come “alta efficienza per applicazioni gravose”, “soluzioni avanzate per ambienti critici”, “tecnologia di riferimento nel settore” possono avere valore comunicativo, ma non bastano quando la query contiene vincoli tecnici. Non dichiarano soglie. Non delimitano condizioni. Non permettono confronto.

    Il grounding non stabilisce se un’azienda sia autorevole o se un prodotto sia migliore. Stabilisce se una specifica informazione può essere usata nella risposta senza produrre ambiguità.

    Per questo una fonte può essere tecnicamente corretta e commercialmente credibile, ma non essere citabile. Se non dichiara condizioni, limiti e parametri, il sistema non ha basi sufficienti per integrarla in uno scenario decisionale specifico.

    La ricerca empirica sulla Generative Engine Optimization ha mostrato che la strutturazione esplicita dei contenuti — dati quantitativi, parametri dichiarati, citazioni verificabili — aumenta la presenza nelle risposte generative, mentre alcune tecniche classiche di ottimizzazione SEO risultano poco efficaci o controproducenti in questo contesto (Aggarwal et al., 2024).


    Cosa fallisce il grounding nel B2B industriale

    I pattern di fallimento del grounding sono ricorrenti. Non indicano necessariamente prodotti deboli o aziende poco competenti. Indicano informazioni non adatte a essere usate in una risposta decisionale.

    Il primo pattern riguarda i parametri assenti o vaghi. Una scheda prodotto può descrivere una soluzione come “adatta a temperature elevate”, ma questa formula non consente confronto. Un range operativo dichiarato, invece, permette al sistema di stabilire se quella soluzione rientra o meno nello scenario richiesto.

    Il secondo pattern riguarda i limiti non dichiarati. Nel linguaggio commerciale, omettere i limiti può sembrare una scelta prudente. Nel grounding produce l’effetto opposto. Se il sistema non può determinare quando una soluzione non è appropriata, tende a preferire fonti che espongono perimetri più chiari.

    Il terzo pattern riguarda il linguaggio qualitativo usato come sostituto della specifica. “Alta precisione”, “massima affidabilità”, “prestazioni superiori” non sono criteri decisionali. Possono rafforzare il posizionamento del brand, ma non permettono al sistema di distinguere tra alternative su una query tecnica.

    Il quarto pattern riguarda l’incoerenza tra superfici informative. Se lo stesso prodotto viene descritto in modo diverso sul sito, nel PDF tecnico, nel portale partner e nella presentazione commerciale, il sistema non vede ricchezza comunicativa. Vede ambiguità.

    Il quinto pattern riguarda i riferimenti normativi non contestualizzati. Dichiarare una certificazione senza specificare campo di applicazione, modello, condizione d’uso o standard collegato riduce la verificabilità dell’informazione. La conformità esiste, ma non diventa utilizzabile.

    Questi pattern tendono a combinarsi. Nelle aziende manifatturiere, le informazioni tecniche spesso vivono nei cataloghi, quelle commerciali nelle pagine prodotto, quelle applicative nei casi, quelle normative nei PDF o nelle aree riservate. Per un buyer esperto, questa dispersione è gestibile. Per un sistema generativo che deve costruire una risposta sintetica, diventa un ostacolo.


    Due aziende, stessa categoria, esiti opposti

    Un buyer che lavora nell’automazione industriale deve selezionare sensori di temperatura per un ambiente con classificazione ATEX zona 1. La query è specifica: sensori temperatura certificati ATEX zona 1, range –40 °C / +200 °C, norma IEC 60079.

    Il sistema generativo recupera diverse fonti. Tre produttori emergono come candidati plausibili.

    Il primo è il leader riconosciuto del settore. Ha forte presenza organica, catalogo esteso, documentazione tecnica ampia. Le sue schede prodotto parlano di “ambienti critici” e “principali normative di sicurezza per atmosfere esplosive”, ma non collegano in modo esplicito ogni modello a range termico, classificazione ATEX e condizioni operative.

    Il secondo è un produttore specializzato. Ha contenuti tecnici più dettagliati, ma le informazioni sono distribuite tra PDF scaricabili, manuali e pagine prodotto non allineate. Il sistema recupera materiale pertinente, ma fatica a ricostruire un quadro unico.

    Il terzo è un produttore di nicchia. Ha meno visibilità organica, ma ogni scheda prodotto dichiara range operativo, accuratezza secondo standard, classificazione ATEX, temperatura massima di superficie e limiti di utilizzo.

    La risposta cita il terzo produttore.

    Il leader non è escluso perché meno competente. Il produttore specializzato non è escluso perché meno tecnico. Entrambi perdono nel passaggio in cui l’informazione deve diventare utilizzabile. Il produttore di nicchia entra nella risposta perché riduce l’ambiguità.

    Nel grounding non vince chi racconta meglio il prodotto. Vince chi rende più semplice usarlo come evidenza.


    Perché l’autorità di mercato non basta

    L’autorità di mercato resta un asset. Un brand noto, un dominio autorevole, una presenza SEO consolidata aumentano la probabilità di essere recuperati dal sistema. Ma l’autorità non sostituisce i parametri.

    Il retrieval può essere favorito dalla reputazione.

    Il grounding richiede verificabilità.

    Questa distinzione è controintuitiva per molte aziende industriali. Per anni hanno associato la forza digitale alla visibilità: ranking, traffico, backlink, contenuti lunghi, autorevolezza del dominio. Nel paradigma answer-first questi segnali continuano ad avere peso, ma non esauriscono il problema.

    Una fonte autorevole ma ambigua può essere recuperata e poi scartata. Una fonte meno nota ma più esplicita può essere integrata nella risposta. Questo non significa che l’autorità non conti. Significa che non basta nel momento in cui il sistema deve rispondere a una query vincolata.

    Il traffico può quindi crescere mentre la presenza nelle risposte generative cala. Le due metriche osservano due momenti diversi del processo: il traffico misura l’accesso al sito; la citabilità misura la presenza nella risposta che può precedere l’accesso.

    Nei percorsi B2B contemporanei, una parte crescente della selezione preliminare avviene prima del contatto commerciale. I dati citati nel libro indicano che l’uso di sistemi generativi nel processo d’acquisto è ormai diffuso tra i buyer B2B, e che la shortlist tende a formarsi prima dell’interazione diretta con il vendor. Il punto operativo non è sostituire il commerciale, ma capire che il commerciale entra spesso in una conversazione già orientata.

    Se il brand non è stato incluso nella risposta che ha contribuito a orientare quella conversazione, parte da una posizione più debole.


    Le implicazioni per chi gestisce il marketing industriale

    Il modello retrieval → grounding → attribution cambia prima la diagnosi, poi la strategia.

    La domanda non è più soltanto: il sito è posizionato? La domanda diventa: su quali query decisionali il brand viene effettivamente usato nelle risposte generative?

    La differenza è sostanziale. Una query generica può restituire un elenco di fornitori riconosciuti. Una query vincolata — con parametri tecnici, standard, limiti applicativi, condizioni di compatibilità — seleziona soltanto le fonti che il sistema considera utilizzabili.

    Per chi gestisce il marketing industriale, questo sposta il lavoro dal contenuto come racconto al contenuto come evidenza. Non significa eliminare la comunicazione, né trasformare ogni pagina in una tabella tecnica. Significa riconoscere che alcune informazioni hanno funzione decisionale e devono essere trattate come tali.

    Il grounding non chiede più contenuti. Chiede contenuti meno ambigui.

    Questo articolo descrive il meccanismo che porta una fonte accessibile a diventare, o non diventare, citabile. Non descrive il metodo operativo per intervenire su schede prodotto, query decisionali, architettura informativa e governance: quel passaggio richiede una sequenza di lavoro che va oltre il perimetro di un singolo articolo.

    Dentro la Risposta sviluppa il metodo operativo per trasformare questa diagnosi in interventi su contenuti, architettura informativa e governance.

  • Il motivo per cui i tuoi contenuti industriali non vengono usati dall’AI

    Il motivo per cui i tuoi contenuti industriali non vengono usati dall’AI

    Un’azienda manifatturiera può avere schede tecniche complete, documentazione accurata e contenuti aggiornati, e comunque non comparire mai in una risposta generata da sistemi come ChatGPT o Gemini.

    Il problema non è cosa manca.

    È il motivo per cui quelle informazioni non vengono utilizzate.

    Oggi una parte della selezione avviene direttamente dentro la risposta, prima ancora che l’utente visiti un sito: un passaggio che si inserisce nel funnel B2B nell’era dell’intelligenza artificiale, dove la decisione inizia prima del clic.

    In questo contesto, non basta essere presenti online.

    È il passaggio da essere trovabili a essere utilizzabili nella risposta — una differenza che coincide con quella tra visibilità e citabilità, approfondita in Trovabile vs citabile: la distinzione che cambia il marketing B2B.


    Il problema non è la qualità del contenuto

    Nel marketing industriale si tende a ragionare in termini di contenuti migliori: più completi, più tecnici, più approfonditi.

    Ma i sistemi generativi non operano su questa dimensione.

    Non valutano la qualità come farebbe un umano.
    Devono costruire una risposta selezionando alternative e giustificando quella selezione.

    Per farlo, hanno bisogno di informazioni che possano essere:

    • interpretate senza ambiguità
    • confrontate tra loro
    • utilizzate come variabili

    Quando questo non è possibile, il contenuto resta fuori, indipendentemente dalla sua qualità.


    Quando un contenuto non può essere usato

    Il primo punto critico è la forma dell’informazione.

    Molti contenuti industriali sono costruiti per descrivere, non per essere utilizzati.

    Espressioni come:

    • “alta precisione”
    • “elevata resistenza”
    • “adatto ad applicazioni industriali”

    sono perfettamente comprensibili per un lettore umano, ma non sono utilizzabili per costruire una risposta.

    Un sistema generativo lavora su elementi espliciti.

    Senza:

    • valori numerici
    • range operativi
    • unità di misura

    non esiste una base su cui confrontare alternative.

    Il risultato è che il prodotto non entra nel processo di selezione, anche quando è rilevante.


    Il problema dei dati senza contesto

    Un secondo limite riguarda informazioni che esistono, ma non sono collocate nel loro ambito di validità.

    Un dato tecnico senza contesto è incompleto.

    Dire che un componente resiste a una certa temperatura o pressione non è sufficiente se non vengono chiarite:

    • le condizioni operative
    • i limiti
    • il contesto applicativo

    Per un sistema generativo, questo significa non poter stabilire quando quell’informazione è valida.

    In assenza di questa certezza, il dato viene escluso per riduzione del rischio.


    Quando il linguaggio frammenta l’informazione

    All’interno delle aziende industriali è normale che marketing, reparto tecnico e commerciale utilizzino linguaggi diversi.

    Il problema emerge quando questa differenza diventa incoerenza.

    Lo stesso prodotto può essere descritto in modi differenti a seconda del canale:

    • sito web
    • catalogo
    • scheda tecnica
    • documentazione commerciale

    Per un sistema generativo, questi non sono “punti di vista diversi”, ma segnali separati.

    Se non esiste coerenza terminologica, l’informazione non si aggrega.

    Questo riduce la riconoscibilità dell’azienda all’interno della risposta.


    Informazioni complete, ma inutilizzabili per il confronto

    Un altro limite frequente riguarda contenuti tecnicamente corretti, ma strutturati in modo non confrontabile.

    Due prodotti simili possono essere descritti con:

    • parametri diversi
    • unità di misura non uniformi
    • strutture informative non allineate

    Questo impedisce una delle operazioni fondamentali: mettere le alternative sullo stesso piano.

    Un sistema generativo costruisce risposte comparando opzioni.

    Se non riesce ad allineare le variabili, non riesce a costruire la comparazione.

    E senza comparazione, non c’è selezione.


    Quando l’informazione esiste ma non è accessibile

    Nel B2B industriale una parte rilevante dei contenuti è spesso:

    • distribuita in PDF
    • accessibile solo dopo login
    • frammentata su più superfici

    Dal punto di vista aziendale, queste informazioni esistono.

    Dal punto di vista di un sistema generativo, no.

    Se un contenuto non è accessibile in modo diretto, non può essere utilizzato per costruire una risposta.

    Questo crea un paradosso frequente: aziende con contenuti più completi risultano meno presenti rispetto ad attori con informazioni più semplici ma più accessibili.


    Il punto comune: contenuti progettati per essere letti, non utilizzati

    Questi limiti non dipendono da errori isolati.

    Derivano da un’impostazione di fondo.

    Le aziende progettano contenuti per:

    • essere letti
    • essere chiari
    • supportare la relazione commerciale

    I sistemi generativi richiedono un altro livello:

    contenuti che possano essere utilizzati per costruire una risposta.

    Questo implica che l’informazione sia:

    • esplicita
    • coerente
    • confrontabile
    • accessibile

    Quando anche solo uno di questi elementi manca, il contenuto perde utilità nel momento della selezione.


    Come verificare se questo problema riguarda anche la tua azienda

    Non serve un’analisi complessa per accorgersene.

    Basta partire da una domanda reale.

    Quella che farebbe un tuo cliente.

    Inseriscila in un sistema come ChatGPT o Claude e osserva la risposta.

    Non leggere il contenuto per quello che dice.

    Se vuoi un metodo più strutturato, puoi seguire questo approccio per capire se la tua azienda compare nelle risposte dell’AI.

    Osserva:

    • quali aziende vengono citate
    • con quali informazioni
    • su quali elementi si basa la selezione

    Se la tua azienda non compare, o compare senza elementi concreti, il problema è quasi sempre legato alla struttura dell’informazione.


    In sintesi

    Il limite non è la mancanza di contenuti.

    È la distanza tra contenuti pensati per essere letti e informazioni che devono essere utilizzate.

    Finché questa distanza resta, il risultato è uno solo:

    essere presenti online, ma non esistere nel momento in cui la risposta prende forma.

    Iscriviti alla newsletter per capire come strutturare le informazioni in modo che possano essere selezionate, non solo pubblicate.

  • Come capire se la tua azienda compare nelle risposte dell’AI

    Come capire se la tua azienda compare nelle risposte dell’AI

    Il punto di partenza: non basta essere visibili

    Per anni abbiamo misurato la presenza digitale con indicatori come traffico, posizionamento, impression. Tutto ruotava attorno a un comportamento lineare: l’utente cerca, clicca, poi valuta.

    Oggi questo schema si sta rompendo.

    Sempre più spesso, soprattutto nel B2B, la selezione di un fornitore avviene direttamente dentro la risposta generata da sistemi come ChatGPT, Claude, Perplexity o Gemini. Questo spostamento non è solo tecnologico, ma cambia la struttura stessa del processo decisionale, come approfondito nel modello analizzato in Come cambia il funnel B2B con l’intelligenza artificiale

    Se la tua azienda non compare in quella risposta, semplicemente non entra in gioco.

    Non è una perdita di traffico.
    È una perdita di accesso alla decisione, una distinzione che diventa centrale nel passaggio da trovabilità a citabilità, come spiegato in Trovabile vs citabile: la distinzione che cambia il marketing B2B


    Da dove partire davvero: dalle domande, non dagli strumenti

    La reazione tipica è cercare strumenti di monitoraggio, piattaforme, dashboard.

    È un errore di sequenza.

    Le risposte generate non funzionano come un ranking stabile: cambiano in base alla domanda. Per questo motivo, la verifica della presenza non parte dagli strumenti, ma dalle query che simulano il comportamento reale del cliente.

    In altre parole: prima devi capire quali domande contano, poi puoi misurare cosa succede.


    Come costruire una query che attiva una risposta “di scelta”

    Non tutte le domande sono utili.

    Una query efficace non è una parola chiave generica, ma una domanda che contiene già un contesto decisionale.

    Esempi:

    • “Quali fornitori europei di componenti meccanici certificati per automotive?”
    • “Alternative a [competitor] per lavorazioni CNC ad alta precisione”
    • “Come scegliere un produttore di valvole industriali per impianti chimici”

    Queste domande funzionano perché includono:

    • un ambito applicativo preciso
    • un criterio di selezione
    • un intento implicito di confronto o scelta

    Una ricerca generica produce informazione.
    Una query decisionale produce selezione.


    Dove testare: perché non basta un solo sistema

    Non esiste una risposta unica.

    Ogni sistema utilizza fonti, logiche e modalità di sintesi diverse. Per questo è necessario testare almeno su:

    • ChatGPT
    • Perplexity
    • Gemini
    • Claude

    Un’azienda può emergere in uno e non in un altro. Non è un’anomalia: è il riflesso di come i sistemi costruiscono le risposte a partire da segnali diversi.


    Il test pratico (meno di 30 minuti)

    La verifica iniziale è più semplice di quanto sembri.

    1. Apri uno dei sistemi (ad esempio Perplexity)
    2. Inserisci una domanda reale, come farebbe un tuo potenziale cliente
    3. Leggi la risposta senza modificarla
    4. Ripeti con 3–5 query rilevanti

    In mezz’ora ottieni un primo risultato concreto:
    la tua azienda è presente oppure no.


    Come leggere davvero la risposta

    Il punto critico non è cosa dice la risposta, ma chi include e come lo include.

    Da osservare:

    • quali aziende vengono citate
    • in che ordine compaiono
    • se vengono indicati nomi specifici o solo categorie
    • quanto spazio e dettaglio viene dedicato a ciascuna

    Due segnali sono particolarmente rilevanti:

    • assenza totale → non esisti nel processo decisionale
    • presenza marginale → sei riconosciuto, ma non considerato centrale

    Una metrica semplice: quanto “pesi” nella risposta

    Per rendere il tutto più concreto, puoi introdurre una misura base:

    Quota di presenza nella risposta = numero di volte in cui sei citato / numero totale di aziende citate

    Esempio:

    • 5 aziende nella risposta
    • la tua compare 1 volta

    Risultato: 20%

    Non è una metrica assoluta, ma ti dice quanto spazio occupi rispetto agli altri.


    L’errore da evitare: leggere tutto con logica SEO

    Qui avviene il fraintendimento principale.

    Se non compari, o compari poco, non è detto che il problema sia “posizionarti meglio”. Più spesso significa che:

    • non ci sono segnali chiari e verificabili su di te
    • i tuoi contenuti non sono strutturati per essere citati
    • non è evidente in quali contesti sei rilevante

    La differenza è sostanziale:
    non si tratta di essere più visibili, ma di essere più interpretabili e selezionabili.


    Come monitorare nel tempo

    Non serve complessità.

    Basta un file con:

    • query utilizzata
    • sistema testato
    • aziende citate
    • presenza (sì/no)
    • quota di presenza
    • note qualitative (come vieni descritto)

    Frequenza: una volta al mese è sufficiente.

    Le risposte generative non cambiano con la stessa velocità delle SERP.


    Cosa fare con il risultato

    Il dato serve per decidere, non per descrivere.

    Tre casi:

    1. Non compari
    Sei fuori dal set informativo che alimenta le risposte. È un problema strutturale.

    2. Compari ma in modo marginale
    Il sistema ti riconosce, ma non ti considera rilevante. Problema di chiarezza e posizionamento.

    3. Sei tra le opzioni principali
    Situazione rara. Indica coerenza tra contenuti, segnali e tipo di domande.


    Un esempio rapido

    Query:
    “Fornitori europei di componenti meccanici certificati per automotive”

    Risultato:

    • 4 aziende citate
    • azienda analizzata assente

    Interpretazione:

    non è un problema di traffico o SEO tradizionale, ma di assenza nella selezione generata.

    Il gap tipico in questi casi riguarda:

    • mancanza di riferimenti espliciti a certificazioni
    • assenza di collegamento chiaro con il settore automotive

    In sintesi

    Verificare se la tua azienda compare nelle risposte AI non richiede strumenti avanzati, ma metodo.

    Il punto non è più “dove sei nei risultati”, ma:

    se esisti nel momento in cui la risposta prende forma.

    È lì che oggi si gioca l’ingresso nel processo decisionale.

  • Perché ottimizzare la strategia di Inbound Marketing B2B con l’Intelligenza Artificiale

    Perché ottimizzare la strategia di Inbound Marketing B2B con l’Intelligenza Artificiale

    Nelle aziende B2B l’ottimizzazione della strategia di Inbound Marketing è essenziale per attrarre e coinvolgere i potenziali clienti.
    Grazie  all’integrazione tra CRM e Intelligenza Artificiale nella strategia di Inbound Marketing B2B, le aziende possono ottenere un vantaggio competitivo significativo, offrendo esperienze personalizzate e rilevanti per il loro pubblico di riferimento. Pur non essendo un processo semplice, vale sicuramente la pena affidarsi a esperti per una consulenza CRM e AI su misura.

    Ma quali sono le ragioni per cui l’IA è fondamentale per il successo della tua strategia di Inbound Marketing B2B e come può aiutarti a ottenere risultati straordinari?

    L’inbound marketing B2B: sfide e opportunità

    Il marketing B2B è diverso da quello B2C: i cicli decisionali sono più lunghi, i contatti coinvolti sono molti e il percorso d’acquisto è più complesso.
    Le sfide principali?

    • Raccogliere e interpretare grandi quantità di dati, sul lungo periodo;
    • Mantenere i contatti ingaggiati e capire quando sono pronti alla conversione;
    • Misurare con precisione il ROI delle attività.

    Nonostante queste difficoltà, l’approccio inbound offre grandi opportunità: permette di attrarre clienti qualificati, costruire relazioni di fiducia e accompagnare i lead verso la decisione d’acquisto con contenuti utili e pertinenti.

    Come l’Intelligenza Artificiale trasforma l’inbound marketing

    Già da tempo le piattaforme di CRM e marketing automation utilizzano funzioni basate sui dati, come l’invio automatico delle email nel momento migliore, la segmentazione del pubblico tramite lead scoring o il tracciamento delle interazioni con i contenuti.
    Si tratta però di automazioni regolate da logiche predefinite: regole impostate dall’utente (“se accade X, fai Y”) che non modificano il proprio comportamento nel tempo.

    L’Intelligenza Artificiale segna un salto di qualità: non si limita più a eseguire istruzioni, ma apprende dai dati, riconosce pattern complessi e adatta le proprie azioni in modo autonomo.
    Questo permette di passare da un marketing “reattivo” — basato sulla risposta a eventi o trigger — a un marketing predittivo e proattivo, capace di anticipare i bisogni dei prospect e personalizzare l’esperienza in tempo reale.

    Un ruolo sempre più importante è svolto dagli AI agent, ovvero sistemi intelligenti in grado di interagire autonomamente con utenti, dati e piattaforme.
    Un AI agent può, ad esempio, analizzare il comportamento di un lead, decidere quale contenuto proporre, inviare un messaggio personalizzato e poi valutare la reazione per migliorare le proprie scelte future.
    In pratica, si comporta come un vero assistente digitale che apprende continuamente e ottimizza le attività di marketing senza intervento umano costante.

    Le aree chiave di ottimizzazione grazie all’IA

    • Creazione e ottimizzazione dei contenuti

    Uno dei campi in cui l’IA si è dimostrata più efficace è la content strategy.
    Oggi gli algoritmi possono suggerire argomenti rilevanti, analizzare le keyword più performanti e persino aiutare a redigere testi ottimizzati SEO.
    Inoltre, è possibile adattare dinamicamente i contenuti in base al profilo e al comportamento di ciascun visitatore, migliorando l’esperienza di navigazione e il tasso di conversione.

    • Lead generation e scoring

    Con l’IA, la qualificazione dei lead diventa più precisa. Attraverso il predictive lead scoring, è possibile assegnare un punteggio ai contatti in base alla probabilità di acquisto, analizzando i loro comportamenti digitali e i dati storici.
    Questo consente ai team marketing e sales di concentrarsi sui lead più promettenti, riducendo tempi e costi di acquisizione.

    • Marketing automation e nurturing

    Le piattaforme di marketing automation basate su IA permettono di creare campagne intelligenti che si adattano ai comportamenti degli utenti.
    Email, messaggi e contenuti possono essere inviati nel momento giusto, con il tono e il canale più adatto.
    Il risultato? Un nurturing più efficace e una relazione più autentica con il potenziale cliente.

    • Analisi e ottimizzazione delle performance

    L’analisi avanzata dei dati e la capacità di individuare pattern nascosti non sono una novità assoluta: già le soluzioni basate su machine learning avevano introdotto funzionalità predittive in grado di segnalare trend, anomalie o variazioni significative nelle campagne di marketing.
    Il machine learning, infatti, si fondava su algoritmi capaci di apprendere dai dati storici e migliorare progressivamente le previsioni — ad esempio stimando l’andamento delle conversioni o identificando i canali più efficaci.

    L’evoluzione attuale con l’Intelligenza Artificiale di nuova generazione amplia notevolmente queste potenzialità: oggi i sistemi non si limitano a osservare e prevedere, ma interpretano i risultati, propongono azioni correttive automatiche e suggeriscono strategie di ottimizzazione in tempo reale.
    Grazie a dashboard intelligenti e modelli predittivi sempre più accurati, l’IA è in grado di monitorare le performance, riconoscere correlazioni complesse e adattare le campagne sulla base delle evidenze raccolte.

    Tuttavia, queste performance avanzate sono possibili solo se l’azienda dispone di una solida base dati.
    L’IA può offrire insight realmente utili laddove esistano sistemi informativi ben strutturati, con dati raccolti in modo coerente, integrato e aggiornato.
    In altre parole, l’intelligenza dell’IA è tanto più efficace quanto più l’organizzazione ha saputo costruire un ecosistema di dati puliti, centralizzati e accessibili.

    Solo su questa base, l’IA può diventare un vero motore di ottimizzazione continua, trasformando la semplice analisi in una leva strategica per migliorare risultati e decisioni di marketing.

    Benefici concreti per le aziende B2B

    Integrare l’Intelligenza Artificiale nella strategia inbound offre vantaggi tangibili:

    • Maggiore efficienza: processi automatizzati, meno attività manuali e più tempo per l’analisi strategica;
    • Miglior ROI: campagne più mirate e lead di qualità superiore;
    • Allineamento marketing-vendite: dati condivisi e azioni coordinate;
    • Customer experience potenziata: interazioni coerenti e personalizzate in ogni fase del funnel.

    Casi d’uso e strumenti pratici, HubSpot Breeze

    Molte aziende B2B stanno già ottenendo risultati notevoli grazie all’Intelligenza Artificiale.
    Piattaforme come HubSpot, Salesforce Einstein, Jasper o ChatGPT integrano funzionalità intelligenti per la creazione di contenuti, l’automazione delle campagne e la gestione dei lead, semplificando attività che un tempo richiedevano ore di lavoro manuale.

    Un esempio concreto è HubSpot Breeze, l’assistente basato su IA introdotto all’interno della piattaforma HubSpot.
    Breeze utilizza modelli linguistici avanzati per analizzare i dati di contatto, suggerire azioni, generare email personalizzate e ottimizzare le pipeline di vendita.
    In pratica, funge da collega digitale capace di interpretare il contesto, suggerire strategie e automatizzare attività ripetitive, liberando tempo per la pianificazione e la creatività.
    Grazie a strumenti come questo, l’IA diventa un vero e proprio alleato strategico nella gestione quotidiana del marketing e delle vendite.

    Per chi si avvicina all’IA per la prima volta, il consiglio è di iniziare con un progetto pilota: testare l’intelligenza artificiale su un’attività circoscritta — ad esempio l’email marketing, la segmentazione dei lead o l’ottimizzazione SEO dei contenuti — per valutarne l’impatto e poi estenderne gradualmente l’utilizzo a tutta la strategia inbound.
    In questo modo, l’azienda costruisce competenze, dati e processi su cui l’IA può esprimere al meglio tutto il suo potenziale.

    Strumenti di Intelligenza Artificiale utili per l’inbound marketing B2B

    StrumentoFunzionalità principaliVantaggi per il marketing B2B
    HubSpot BreezeAssistente IA integrato in HubSpot; analisi dei dati, suggerimenti automatici, generazione di email e contenutiMigliora la produttività dei team marketing e sales, ottimizza le pipeline e le comunicazioni
    Salesforce EinsteinAnalisi predittiva e automazione del CRMFornisce insight sui lead, previsioni di vendita e suggerimenti di azione basati sui dati
    JasperGenerazione di testi, articoli e copy ottimizzati SEOSupporta la creazione di contenuti di qualità in modo rapido e coerente
    ChatGPTChatbot e assistente conversazionale basato su IA generativaAiuta a creare contenuti, rispondere ai clienti e generare idee per campagne e strategie
    Marketo Engage (Adobe)Automazione marketing e lead nurturing con IA integrataSegmenta i lead e automatizza le interazioni in base ai comportamenti
    HubSpot AI Content AssistantSupporto alla scrittura di blog, email e post socialAumenta la velocità di produzione dei contenuti mantenendo tono e coerenza del brand

    La sfida: la qualità dei dati è la base di tutto

    L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel marketing B2B apre scenari entusiasmanti, ma porta con sé anche sfide importanti di natura tecnica, organizzativa ed etica.

    La prima è sicuramente questa: l’IA vive di dati, se i dati di partenza sono incompleti, incoerenti o imprecisi, anche gli output generati saranno poco attendibili.
    Questo è noto come il principio “garbage in, garbage out” — se i dati in ingresso sono “spazzatura”, anche i risultati lo saranno.
    Per esempio, un sistema di lead scoring basato su dati CRM obsoleti o duplicati potrebbe assegnare priorità a contatti non realmente interessati, falsando le strategie di vendita e comunicazione.
    Per questo motivo, data cleaning, governance e aggiornamento continuo devono diventare parte integrante di qualsiasi progetto di IA.

    Privacy e uso responsabile dei dati

    In queste grandi quantità di dati utilizzate dall’IA finiscono, ovviamente, dati personali o sensibili. Rispettare normative come il GDPR e pratiche etiche nella gestione dei dati è cruciale.

    Bias algoritmici e considerazioni etiche

    Imparzialità delle decisioni

    Un tema cruciale nell’uso dell’Intelligenza Artificiale riguarda i bias algoritmici, ossia distorsioni nei modelli causate da dati o parametri sbilanciati.
    Nel marketing, questo può tradursi in segmentazioni non rappresentative o in messaggi che privilegiano inconsapevolmente un gruppo di clienti rispetto ad altri.
    Ad esempio, se un algoritmo di lead scoring viene addestrato su dati provenienti principalmente da aziende di grandi dimensioni, tenderà a sottovalutare i lead provenienti da PMI, anche se potenzialmente molto interessanti.

    Il rischio dei bias algoritmici non si limita al marketing. Un caso noto riguarda l’utilizzo dell’IA per la selezione dei curricula: alcuni sistemi di recruiting, addestrati su dati storici di assunzioni, scartavano automaticamente i CV di candidate donne perché storicamente la posizione era stata ricoperta prevalentemente da uomini.
    Questo ha evidenziato come modelli apparentemente neutrali possano perpetuare discriminazioni, se i dati di addestramento riflettono pregiudizi storici.

    Per mitigare questi rischi, è fondamentale:

    • garantire diversità e rappresentatività nei dataset;
    • effettuare audit periodici degli algoritmi per individuare comportamenti anomali o discriminatori;
    • mantenere una supervisione umana costante, per intervenire tempestivamente quando l’IA prende decisioni inappropriate o ingiuste.

    Solo così è possibile utilizzare l’IA in modo etico, equo e affidabile, trasformandola in un vero alleato decisionale anziché in un fattore di rischio involontario.

    Trasparenza e responsabilità

    Molti modelli IA operano come “black box”, rendendo difficile capire come siano state prese determinate decisioni.
    Nel marketing, la mancanza di trasparenza può minare la fiducia dei clienti e dei team interni.
    Esempio concreto: un modello che decide quali lead contattare per primo senza spiegare i criteri può creare confusione o frustrazione nei commerciali.
    L’adozione di sistemi explainable AI (XAI) permette di capire quali fattori hanno influenzato la decisione e assicura coerenza con la strategia aziendale.

    IA come potenziamento, non sostituzione

    Infine, l’obiettivo dell’IA non è sostituire le persone, ma amplificarne le capacità.
    L’automazione intelligente libera tempo dalle attività ripetitive, permettendo ai marketer di concentrarsi su intuizione, creatività e strategia.
    Ad esempio, un AI agent può analizzare migliaia di interazioni di lead e suggerire azioni, ma solo un umano può interpretare il contesto e decidere la comunicazione più adatta.

    Il futuro del marketing B2B non è solo automatizzato: è intelligente, umano e guidato dai dati.

    L’Intelligenza Artificiale rappresenta oggi una delle più grandi opportunità per chi fa marketing B2B.
    Ottimizzare la propria strategia inbound con l’IA significa creare un ecosistema di contenuti, dati e automazione capace di attrarre i clienti giusti, nel momento giusto, con il messaggio giusto.

    Non si tratta di “seguire una moda”, ma di abbracciare un nuovo modo di fare marketing, più efficiente, più personalizzato e più umano.
    E il momento migliore per iniziare? Adesso.


  • Come l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando la Lead Generation B2B

    Come l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando la Lead Generation B2B 

    Generare lead qualificati è da sempre la principale sfida del digital marketing b2b: processi lunghi, numerosi passaggi e decisioni complesse.
    Negli ultimi anni, però, la Lead Generation con l’AI ha iniziato a trasformare questo scenario, rendendo le attività più mirate, efficienti e predittive.

    Grazie all’AI, le aziende possono anticipare i bisogni dei potenziali clienti, ottimizzare i tempi e personalizzare l’esperienza di ogni contatto, concentrandosi sulle opportunità che contano davvero.

    Dalla ricerca dei lead alla previsione del comportamento

    L’AI consente di analizzare grandi quantità di dati e individuare i prospect più promettenti. Attraverso il machine learning, è possibile riconoscere pattern di comportamento incrociando dati provenienti da:

    • traffico web e analytics,
    • interazioni email e contenuti digitali,
    • attività sui social, in particolare LinkedIn,
    • storico di acquisti e engagement precedenti.

    Il risultato è un funnel più qualificato, con lead più pertinenti e un costo di acquisizione più basso, passando da una logica reattiva a una lead generation predittiva.

    ATTENZIONE: Non serve necessariamente un modello AI costruito su misura: molto spesso, configurando correttamente i parametri di lead scoring nel CRM, è possibile ottenere già insight preziosi e migliorare la qualificazione dei lead.

    Automazione intelligente: più tempo per creare valore

    Strumenti di marketing automation e chatbot evoluti permettono di:

    • rispondere in tempo reale ai prospect,
    • qualificare automaticamente i lead,
    • personalizzare messaggi e contenuti,
    • aggiornare dati in CRM in modo automatico.

    L’AI non sostituisce il lavoro umano, ma lo supporta, liberando risorse per la negoziazione e la gestione delle relazioni più complesse.

    Personalizzazione su larga scala

    Nel B2B, la personalizzazione è spesso determinante per trasformare un contatto in opportunità.
    L’AI consente di adattare i messaggi in base a:

    • ruolo e settore del prospect,
    • fase del processo decisionale,
    • interazioni precedenti con contenuti digitali.

    BACK TO BASIS: chi avrà lavorato bene nella definizione delle proprie Buyer Persona e definito con attenzione i livelli del funnel si troverà sicuramente avvantaggiato.

    Esempi pratici:

    • suggerire contenuti mirati (white paper, demo, video) secondo il profilo aziendale,
    • ottimizzare in tempo reale le campagne Google e LinkedIn Ads,
    • modulare frequenza e tono della comunicazione in base al comportamento del lead.

    ATTENZIONE PMI: anche in questo caso l’interattività sembra un miracolo della tecnologia, ma basta un CRM ben configurato, una strategia chiara e la costanza nella raccolta e gestione dei dati.

    Lead Generation e Ai: equilibrio tra dati e creatività

    AI e CRM: il nuovo motore della Lead Generation B2B

    I CRM moderni — HubSpot, Salesforce, ActiveCampaign — integrano funzionalità AI per rendere la gestione dei lead più scientifica e predittiva.

    Funzionalità chiave:

    • suggerimenti su quando contattare un prospect,
    • scoring automatico basato su engagement,
    • analisi predittiva sulle probabilità di chiusura,
    • rilevazione di segnali di disinteresse.

    Il CRM diventa così centro strategico della lead generation, non solo un archivio contatti.

    Case Study: AI nel settore metalmeccanico

    Raccontiamo il caso di un grosso produttore automobilistico americano che ha deciso di rivoluzionare la propria lead generation B2B grazie all’Intelligenza Artificiale, collaborando con Datamatics.

    L’azienda ha introdotto chatbot AI per gestire le interazioni in tempo reale con i potenziali clienti, raccogliendo informazioni chiave per qualificare automaticamente i lead. Ogni interazione veniva registrata e analizzata, permettendo di attribuire un punteggio (lead scoring) basato su engagement, settore, dimensione dell’azienda e fase del funnel di vendita. In questo modo, i lead più promettenti venivano immediatamente segnalati al team commerciale, mentre quelli meno pronti venivano inseriti in percorsi di nurturing automatizzati.

    Tutti i dati raccolti erano centralizzati nel CRM, dove l’AI elaborava modelli predittivi per suggerire quando e come contattare ogni lead, ottimizzando follow-up e priorità.
    L’automazione ha permesso di ridurre i tempi di risposta e di mantenere una comunicazione personalizzata su larga scala, senza sovraccaricare il team commerciale.

    I risultati sono stati notevoli: un aumento del 25% nelle conversioni, tempi di risposta più rapidi e un ritorno sull’investimento (ROI) di 43 volte (in un arco temporale di 3 anni) rispetto ai costi sostenuti per costruire e mantenere il modello di Conversational AI.

    Leggi il case study completo

    AI e Lead Generation per le PMI

    Molte PMI credono che la lead generation avanzata sia riservata alle grandi aziende. In realtà, strumenti accessibili e scalabili permettono anche alle realtà più piccole di:

    • qualificare automaticamente i lead,
    • usare CRM con AI per gestire contatti e opportunità,
    • ottimizzare campagne advertising con budget ridotti,
    • personalizzare messaggi e contenuti per migliorare conversioni.

    Il segreto per le PMI è iniziare in piccolo e testare, integrando progressivamente strumenti AI nella propria strategia.

    Consigli pratici per PMI

    1. CRM con AI accessibile – HubSpot, Saleforce, Active Campaign.
    2. Automatizzare la qualificazione dei lead con chatbot e moduli interattivi.
    3. Testare campagne mirate su LinkedIn Ads e Google Ads.
    4. Personalizzare contenuti in base al profilo del lead.
    5. Monitorare e ottimizzare continuamente le performance.

    Leggi anche: Implementazione crm come trasformare il tuo strumento in un acceleratore di crescita.

    L’equilibrio tra dati ed emozione

    L’AI non sostituisce il fattore umano: lo valorizza. I dati e le analisi precise diventano davvero efficaci solo se inseriti all’interno di una strategia chiara e mirata, che definisca obiettivi, priorità e modalità di intervento sui lead.
    È qui che entra in gioco il vero valore aggiunto dei marketer: grazie alla loro esperienza conoscono profondamente i pain e gain (problemi e benefici) dei clienti e sanno come tradurli in messaggi efficaci, contenuti pertinenti e interazioni significative.

    Il livello emotivo è ciò che marketing e commerciale possono aggiungere alla “macchina”: l’automazione supporta i processi, accelera le operazioni e semplifica la gestione dei dati, mentre l’emozione, l’esperienza e la conoscenza del cliente sostengono e valorizzano i contenuti, rendendo ogni interazione più rilevante e memorabile.

    Il vero vantaggio competitivo nasce dal bilanciamento tra automazione, intuizione e strategia.

    In sintesi

    La Lead Generation B2B con AI si sviluppa in cinque direzioni principali:

    1. Analisi predittiva dei lead più promettenti.
    2. Automazione intelligente di processi e follow-up.
    3. Personalizzazione dinamica di contenuti e messaggi.
    4. Ottimizzazione continua delle campagne advertising.
    5. Integrazione con CRM e dati aziendali.

    La lead generation B2B sta diventando data-driven, automatizzata e personalizzata. Integrare l’AI non significa solo adottare strumenti, ma ripensare l’approccio al marketing: più analitico, efficiente e vicino ai bisogni dei clienti.

    Le aziende che iniziano oggi a sfruttare l’AI costruiranno un vantaggio competitivo duraturo.

    👉 Vuoi capire come generare lead qualificati nel tuo settore B2B usando l’AI? Contattaci per una consulenza strategica personalizzata.

    workflow di base per implementazione CRM e automation
  • Inflazione digitale: l’advertising online costa sempre di più. Come difendersi e rimanere efficaci.

    Inflazione digitale: l’advertising online costa sempre di più. Come difendersi e rimanere efficaci. 

    Non è un’impressione, CPC e CPA continuano a crescere.  

    Negli ultimi anni i costi della pubblicità online sono cresciuti in maniera significativa a livello globale, sia sulle piattaforme di Google sia su quelle di Meta. Il fenomeno riguarda praticamente tutti i settori, anche se con intensità diverse. 

    Oltre all’aumento del CPC (Cost per Click), si osserva un rincaro anche del CPA (Cost per Acquisition), segnale che non solo ogni clic ma anche ogni conversione oggi “pesa” di più sui budget pubblicitari. 

    L’Italia segue pienamente i trend internazionali: la pubblicità digitale continua a crescere sia in volumi che in investimenti, ma con un impatto sempre più rilevante sui budget aziendali. 

    Anche nel digital marketing B2B i costi salgono 

    Se i settori più colpiti dall’aumento esponenziale dei costi pubblicitari restano finanza e tecnologia, anche nel digital marketing B2B la situazione è cambiata. 

    Per anni, keyword molto specifiche legate al mondo produttivo o ai servizi alle imprese hanno goduto di CPC relativamente bassi, complice una concorrenza minima. Oggi però non è più così: i costi sono cresciuti sia a causa della cosiddetta inflazione digitale, sia perché molti competitor che fino a poco tempo fa erano assenti dalle aste pubblicitarie hanno finalmente iniziato a investire online. Insomma, si sono svegliati tardi, ma si sono svegliati. 
    I dati dei miei account confermano questa dinamica, ho estratto i cpc delle Campagne Search dal 2020 dei clienti B22B puri ed ecco come appare il grafico. 

    Costo CPC medio di 134 Campagne Search
    Costo CPC medio di 134 Campagne Search su 10 Account diversi (solo Campagne di Ricerca, solo clienti B2B) da giugno 2020 a settembre 2025 

    Come si evince dal grafico partiamo con un cpc medio intorno ai 34 centesimi per arrivare a 65 centesimi di media nell’ultimo Q del 2025, con picchi di 1,02€ : un aumento medio del 190% 

    Vorrei precisare che si tratta di account e campagne di lunga data, finemente ottimizzati e costantemente monitorati. L’aumento dei costi è un fenomeno sistemico che riflette le dinamiche competitive e l’inflazione del mercato pubblicitario digitale. 

    Negli ultimi 7-8 anni abbiamo spostato sistematicamente il budget dei nostri clienti da pubblicità cartacee (riviste di settore) verso il digitale, con piena soddisfazione degli stessi che vedevano numeri importanti di traffico e conversioni arrivare improvvisamente sui propri canali digitali.  
    Dopo un paio d’anni di “travaso”, budget consistenti sono stati allocati sia su Google ADS che su Meta. Oggi, ahimé, questi budget non sono più sufficienti a generare le stesse performance, ma le aziende si trovano in una congiuntura economica in cui aumentare i budget in proporzione non è sostenibile. 

    Quindi cerchiamo di capire cosa sta realmente accadendo, perché sta accadendo e, soprattutto, cosa si può effettivamente fare al riguardo senza dover investire altro denaro per risolvere il problema. 

    I CPC stanno andando alle stelle, ecco cosa succede dietro le quinte 

    Cosa sta causando questi aumenti sconsiderati? Non è una sola causa ma è una tempesta perfetta di evoluzione delle piatteforme e forze di mercato che hanno radicalmente cambiato il funzionamento della pubblicità online. 

    • L’evoluzione del sistema  

    Negli ultimi anni Google ha introdotto diversi “improvements“, molti dei quali hanno avuto come effetto collaterale un aumento dei costi. Ad esempio, ha reso la corrispondenza generica corrispondenza di default, aumentando di fatto il numero di clic che non convertono, facendo salire il costo per conversione complessivo. 
    Le nuove strategie di offerta, inoltre, basate sull’intelligenza artificiale hanno cambiato le dinamiche delle aste in modi non sempre trasparenti.  
    Sebbene l’automazione possa migliorare le prestazioni, può anche far lievitare i costi quando l’algoritmo decide di essere aggressivo nell’acquisizione di conversioni. 

    Stessa cosa vale per Meta: è sempre più difficile ottenere clic e lead di qualità fidandosi delle impostazioni di campagna basate sull’AI, incentivate fortemente dalla piattaforma.  
    Spesso queste campagne generano più vanity metrics – impression, clic superficiali – che risultati concreti in termini di conversioni. 

    • Dinamiche di mercato (che non si possono controllare ma che è necessario valutare) 

    Nel 2020, il mondo è cambiato in pochi mesi. Le strade si sono svuotate, i negozi hanno chiuso le porte e le aziende hanno dovuto trovare un nuovo modo di farsi trovare dai clienti: online. L’e-commerce è esploso, con una crescita del 34% in un solo anno.  
    Molte imprese che fino a quel momento puntavano sul marketing tradizionale hanno fatto un salto nel digitale. 

    Ma il cambiamento non si è fermato lì. Una volta riaperte le attività, poche aziende sono tornate al vecchio modo di fare pubblicità. Il risultato è stato evidente: piattaforme come Google hanno visto i loro ricavi pubblicitari salire del 42,6% dal 2020 al 2021, alimentati da un numero crescente di inserzionisti che hanno scelto il digitale come primo canale per raggiungere clienti e generare vendite. 

    Oggi, quell’ondata digitale continua a spingere verso l’alto i costi della pubblicità, rendendo evidente che non si tratta più di un aumento temporaneo, ma di una trasformazione strutturale del mercato. 

    Come difendersi dall’aumento smisurato dei costi di digital advertising  

    La buona notizia è che esistono delle strategie che possono aiutare a mantenere le prestazioni senza aumentare proporzionalmente il budget complessivo. 

    Suggerimento 1: il punteggio di qualità è l’arma segreta 

    Questo non è un consiglio nuovo, ma ora è più importante che mai. Google continua a premiare gli inserzionisti che offrono esperienze utente migliori con costi inferiori. Conviene allineare le landing page con l’intento delle parole chiave: questo può aumentare il punteggio di qualità e ridurre direttamente il costo per clic. 
    Costo CPC medio di 40 Campagne Search di 1 unico Account (solo Campagne di Ricerca, solo clienti B2B) da maggio 2023 a settembre 2025 

    Costo CPC medio di 40 Campagne Search
    Costo CPC medio di 40 Campagne Search di 1 unico Account (solo Campagne di Ricerca, solo clienti B2B) da maggio 2023 a settembre 2025 

    In questo account aperto a Maggio 2023 (cliente B2B puro) l’ottimizzazione delle Campagne ha portato ad un costante e continuo abbassamento del cpc fino al secondo quadrimestre del 2025.  
    Quando non si possono individuare cause specifiche (es. l’arrivo di un nuovo player, l’attivazione di una campagna particolarmente costosa per area geografica o keywords, ecc.) l’inflazione digitale degli ultimi 2 quadrimestri 2025 diventa evidente.   
    L’ottimizzazione dell’account e la sua storicità sono sicuramente una difesa, in account più “giovani” e meno ottimizzati. Ecco, per esempio cosa può succedere ad un account discontinuo: una volta riattivate le campagne sono ripartite da un cpc più alto di quello a cui erano arrivate e hanno continuato ad avere costi in crescita 

    Account Discontinui Google Ads

    Suggerimento 2: scegli le cosiddette long-tail keywords  

    Concentrarsi su parole chiave più lunghe e specifiche può ridurre la concorrenza e aumentare il potenziale di conversione. Si ottengono meno clic, ma a un costo inferiore e con un tasso di conversione migliore. 

    ATTENZIONE: questo suggerimento vale soprattutto in categorie con alti volumi di traffico. In alcuni settori del B2B dal traffico già esiguo e molto specifico circoscrivere ulteriormente il pubblico potenziale può risolversi in campagne che non performano, dove non è possibile utilizzare l’offerta per CPA e con CPC ancora più alti. 

    Suggerimento 2bis: comincia col grande per selezionare in un secondo tempo 

    Una possibile alternativa è quella di andare esattamente nella direzione opposta: partire con keywords generiche e campagne CPC (per cercare alti volumi di traffico) e appena possibile rifocalizzare l’obbiettivo sul CPA.  
    Ciò significa cercare un largo pubblico al minor costo possibile ed una volta trovato cominciare a fare la selezione sugli utenti interessati. 

    Suggerimento 3: ottimizzare tutta la filiera, non solo l’ingresso 

    Investire nell’ottimizzazione del tasso di conversione, migliorando la velocità del sito, l’esperienza mobile, utilizzando mappe di calore e test A/B sulle CTA, può massimizzare il valore di ogni clic.  
    Se l’aumento del CPC è inevitabile, possiamo provare a convertire una quota maggiore del traffico. 

    Suggerimento 4: diversificare 

    Google Ads è sicuramente la piattaforma che sta registrando l’aumento percentuale più significativo.  

    Possiamo quindi affiancare all’adv di ricerca una serie di annunci sulle piattaforme Meta che registrano ancora costi più stabili.  
    Se si dispone di un budget limitato, una possibile strategia è quella di spostare una maggiore spesa su Facebook/Instagram per l’awareness e la generazione di lead, utilizzando poi il remarketing per targettizzare quegli utenti su Google in un secondo momento. 

    Suggerimento 5: la screatività è più importante che mai 

    In particolare, su Meta, la piattaforma premia contenuti coinvolgenti e di alta qualità con costi inferiori.  
    Ho visto molte aziende riciclare foto di cataloghi e video di presentazione – non è più sufficiente, è necessario testare i formati (reel, video, caroselli, ecc.) e avere sempre in mente il punto di vista dell’utente e le dinamiche del social.   

    Suggerimento 6: il tempismo è tutto, ma la continuità paga 

    Evitare, se possibile, i periodi di picco della concorrenza.  
    Durante il Black Friday tutti fanno offerte aggressive, ma a gennaio e febbraio gli inserzionisti attivi si riducono notevolmente. Allo stesso modo, per le campagne stagionali conviene partire prima del picco di stagione, in modo da anticipare i concorrenti e ottenere visibilità quando la concorrenza è ancora bassa. 

    ATTENZIONE: questo suggerimento vale soprattutto per settori ad alta concorrenza, stagionali e quasi sempre B2C. Cosa fare in settori B2B senza stagionalità?  
    Il mio consiglio è semplice: utilizzare il budget in modo costante e continuativo. 
    Google premia la continuità: più le campagne girano regolarmente, più il CPC tende a diminuire gradualmente. Inoltre, un flusso stabile di dati ci permette di ottimizzare meglio le campagne, eliminare keyword non pertinenti, identificare pubblici più efficaci e sfruttare al massimo l’AI della piattaforma (vedi anche grafici al suggerimento1). 
    In pratica, è meglio mantenere una visibilità costante ma discreta, piuttosto che picchi sporadici che possono dare l’impressione al pubblico di essere spariti dal giorno alla notte. La continuità paga, soprattutto nel B2B

    Questo scenario non scomparirà, ma è ancora possibile ottenere risultati concreti 

    Siamo onesti su ciò che stiamo affrontando: non si tratta di un picco temporaneo che tornerà ai prezzi del 2019. Il panorama della pubblicità digitale è cambiato in modo permanente.  
    Sempre più aziende competono per la stessa attenzione limitata, le modifiche alla privacy hanno reso il targeting meno efficiente e l’inflazione influisce su tutto, compresi i costi pubblicitari. 

    In sintesi, anche il digital marketing B2B non è immune dall’aumento dei costi. Chi saprà adattare le proprie strategie di digital advertising potrà continuare a crescere, trasformando una sfida in un’opportunità. 

  • Lead generation per aziende B2B: una panoramica completa

    Lead generation per aziende B2B: una panoramica completa

    Per usare quella che, probabilmente, è un’analogia abusata, i leads sono il “carburante” di qualsiasi attività di digital marketing B2B.
    È un paragone piuttosto efficace perché una macchina, non importa quanto sia costosa, bella o ben costruita, senza carburante non va da nessuna parte.
    La lead generation per il B2B quindi è lo strumento per mettere benzina nel motore della crescita.

    Negli ultimi anni il marketing digitale ha vissuto un’evoluzione epocale grazie all’intelligenza artificiale. Tuttavia, per avere una visione chiara e solida, è fondamentale tornare alle basi: la lead generation rimane infatti il cuore di qualsiasi attività di business, con o senza AI.

    In questo articolo ti vogliamo offrire una panoramica completa sulla lead generation per il B2B.
    Parleremo dei modi con cui puoi “alimentare” la tua azienda e di strategie per creare flussi costanti di nuovi leads, in modo da non trovarti mai “a secco per strada”.

    La lead generation per il B2B è probabilmente la parte più importante di qualsiasi lavoro di marketing B2B.
    Se non stai generando leads, non stai generando business e l’azienda non sta crescendo.
    Nelle aziende di più moderna impostazione, team marketing e commerciale sono spesso integrati perché Lead Generation, Lead Nurturing e Conversione sono attività attinenti che vanno pianificate congiuntamente.

    Cos’è un lead

    Un lead è una persona o un’azienda che ha mostrato interesse per un tuo prodotto o servizio.
    Questo interesse potrebbe essere stabilito con diversi parametri, per esempio:
    > partecipare a un evento che hai organizzato,
    > compilare un modulo sul tuo sito web,
    > parlare con un referente della tua azienda
    > cliccare un annuncio (Google ADS – Meta – Linkedin – ecc.)

    Cos'è un lead per aziende B2B

    Quanto spendere per generare lead

    Quanto vale un nuovo cliente per la tua azienda?
    Sembra una domanda scontata, ma non è così facile sapere davvero quanto vale un nuovo cliente per la tua azienda.
    Questo è un ottimo punto di partenza per qualsiasi strategia di lead generation B2B.
    Il Customer Lifetime Value (LTV) è l’indicatore di quanti ricavi può aspettarsi un’azienda da un cliente nel corso della relazione commerciale.

    LTV = Entrate medie mensili o annuali per cliente moltiplicate per
    n° di mesi o anni in cui rimangono clienti

    Il prossimo passo è calcolare il costo di acquisizione per cliente (CAC).
    Il CAC è l’investimento totale (vendita e marketing) speso per acquisire un cliente. Ciò include stipendi, strumenti utilizzati e investimenti veri e propri.
    È un’equazione di alto livello che non tutti gli esperti di marketing saranno in grado di quantificare senza il contributo del gruppo dirigente.

    CAC = Costi di vendita + Costi di marketing /
    n° nuovi clienti

    Una volta trovato questo valore, puoi iniziare a stimare quanto dovresti spendere per acquisire un cliente.

    Tutti vogliono spendere il meno possibile per un lead, ma se investi troppo poco in lead generation perderai occasioni rispetto ai competitors disposti a spendere di più.

    Calcolo del rapporto tra LTV e CAC

    Questo rapporto viene spesso utilizzato per misurare la crescita. Il rapporto raccomandato è di 3:1.
    Quindi per un cliente con LTV (Customer Lifetime Value – valore annuale del cliente) di 100.000 euro, l’azienda può investire fino a 33.000 euro tra costi di marketing e vendita per acquisirlo, ovviamente la spesa di acquisizione viene coperta in anno 1 ed ammortizzata negli anni successivi.

    Rapporto LTV: CAC = LTV / CAC

    In aziende con una buona pianificazione di Data Analysis e Business Intelligence questo dato viene monitorato costantemente in modo da poter vedere le proprie prestazioni mensili.
    Molte aziende B2B italiane ad oggi non sono in grado di monitorare questo dato (e parecchi altri dati importanti) perché non hanno in essere sistemi di Business Intelligence che comprendano i dati di tutti i dipartimenti aggregandoli.

    È sicuramente una sfida che prima o poi dovranno affrontare per rimanere competitive sul mercato!

    Usa la LTV come guida

    Il vantaggio di utilizzare questo tipo di calcolo è avere uno sguardo d’insieme sul budget. Per l’ufficio marketing è talvolta difficile allocare determinati budget o giustificare la spesa alla dirigenza. In questo caso la LTV può essere usata come guida per stimare quale tipo di investimento è necessario.

    Calcolo del costo per lead (CPL)

    Il Costo per Lead (CPL) è un riferimento essenziale per aiutarti a monitorare il ROI (Return of Investment) della tua strategia di leads generation B2B.
    È probabilmente l’indicatore più utilizzato per tracciare il successo di una campagna, insieme al numero di lead generati.

    CPL = Spesa / n° di lead generati

    1.000 euro spesi per lead generation /
    10 lead generati
    = CPL di 100 euro

    Calcolare il costo per lead di ciascun canale utilizzato per la generazione dei lead ci aiuta a capire quale canale sia più efficace in termini di costi.
    La misurazione del costo per lead è utile anche perché puoi iniziare a monitorare quando hai saturato un determinato pubblico o canale.
    Se un canale che costava 50 euro per lead arriva a costarne 100, è un segnale che hai saturato il pubblico e devi apportare alcune modifiche.

    Individuare gli obiettivi per incrementare la lead generation

    Nella grande maggioranza delle aziende produttive B2B il ciclo di vendita è molto lungo: può durare mesi o anche anni.
    È, quindi, molto difficile fissare a priori obiettivi di conversione per strategie di lead generation nel B2B, diventa di conseguenza complicato anche ottimizzare i processi sulla base dei risultati.

    Una buona strategia è concentrarsi sui MQL (Marketing Qualified Leads) che rappresentano lo step successivo al Lead.

    Una volta tracciati alcuni KPI (Key Performance Indicators) come:

    n° visite al sito
    % di visite convertite in Lead
    n° Lead provenienti dal web
    % di Lead convertiti in MQL
    n°MQL

    decidiamo che un buon parametro per il raggiungimento dell’obiettivo potrebbe essere raddoppiare il numero dei Marketing Qualified Lead.
    La strategia a questo punto si concentrerà sul raddoppiare almeno 1 delle 5 fasi del raggiungimento di questo obiettivo.
    Partiamo, per esempio da un bechmark di:
    1.000 visite al sito
    una conversione in lead del 4%
    un’ulteriore conversione in MQL del 25%

    Lead generation b2b - Incrementare i KPI
    Lead generation – identificare kpi e benchmark

    Come si vede dal prospetto, è sufficiente lavorare sull’ottimizzazione di una sola di queste fasi per raddoppiare il risultato finale.

    Come qualificare i leads

    Qualificare i lead significa capire se si adattano o meno al tuo prodotto o servizio, se soddisfano i criteri per essere classificati come leads utili?

    Possiamo identificare alcune fasi attraverso le quali un lead passa prima di diventare un cliente.

    LEADMQLSQLOPPORTUNITYCUSTOMER
    L’utente lascia un contatto, generalm.una mailIl lead combacia con la Buyer PersonaIl MQL dimostra interesse all’
    acquisto
    La trattativa passa ad offertaViene chiuso un contratto
     MQL = Marketing Qualified LeadSQL = Sales Qualified Lead  

    Cos’è un lead qualificato per il marketing (MQL)

    Un lead qualificato per il marketing è quello che può essere descritto come un “buon lead“. È una lead che combacia con il profilo di buyer persona, cioè del tuo cliente ideale.

    Per capirlo dovrai raccogliere qualche informazione che ti aiuti ad individuare le caratteristiche per te importanti (es. mansione svolta, settore lavorativo, ecc.) e lo puoi fare, per esempio, attraverso un form di contatto.

    Cos’è una Buyer Persona

    La Buyer Persona è il tuo cliente ideale, il tuo target di destinazione.
    Quale tipo di azienda stai cercando? In che settore opera? Quale ruolo ricopre in azienda la persona con cui vorresti parlare?

    La tua comprensione della Buyer Persona si sviluppa nel tempo, spesso non capirai quali siano i migliori target per la tua attività fino a quando non avrai alcuni clienti “inadatti”.

    Cos'è una Buyer Persona

    Cos’è un Sale Qualified Lead (SQL)

    Un SQL è una lead che si trova nella fase successiva del processo decisionale rispetto ad un MQL.
    Ciò significa che il tuo lead è disposto a prendere in considerazione un acquisto. Un’indicazione in questo senso potrebbe essere un appuntamento con un rappresentante commerciale.

    Cos’è una ”Opportunity”

    Una “opportunità” si distingue dal SQL perché il potenziale ha mostrato interesse per un’offerta specifica, per cui, a questo punto la trattiva ha un valore.
    Un’opportunity di solito significa che il potenziale cliente ha già avuto una conversazione con un commerciale e ha ricevuto un preventivo.

    Leads scoring e qualificazione automatica

    Dopo aver definito i diversi passaggi del lead, è possibile iniziare a implementare flussi di automazione per definire in maniera automatica la fase in cui si trovano i tuoi leads.

    Per esempio, potresti impostare condizioni tali che, se soddisfatte, lo stato dei leads venga automaticamente modificato dal CRM. Questa automazione è chiamata lead scoring.

    Cos’è il lead scoring

    Il lead scoring è il processo di classificazione delle lead nel tuo sistema CRM in modo che i team commerciale e marketing possano stabilire delle priorità di intervento.
    Solitamente si pianifica un sistema di punteggio allineato con il profilo della Buyer Persona e il suo grado di coinvolgimento.
    Un esempio di sistema di punteggio per le leads potrebbe essere il seguente:

    Criteri demografici

    Campo datiCondizioneScore
    Fatturato aziendale> € 10 milioni+5
    Numero di dipendenti50 ++5 Value 2
    NazioneFrancia-1
    Posizione RicopertaAssistente al marketing-2

    Criteri comportamentali

    Campo datiCondizioneScore
    Mail Aperte2 ++ 5
    Pagine Web Visitate10 ++ 5
    Moduli Inviati1 ++ 5

    Automatizzare la qualificazione dei lead in base al punteggio

    Il passo successivo sarà quello di abbinare un determinato punteggio a uno stato del lead, in modo che al raggiungimento di tale punteggio il lead passi da MQL a SQL, da SQL ad Opportunity.

    PunteggioLead Stage
    > 10Lead
    10 – 20MQL
    20 – 30SQL
    30 – 40Opportunity

    Chi deve usare il lead scoring

    Il lead scoring è consigliato solo se si dispone di un sistema CRM ben strutturato con dati precisi.
    Senza questi due presupposti, non sarai in grado di assegnare con precisione un punteggio ai tuoi leads e creare un flusso di automazione.
    Bisogna aggiungere che l’automazione del lead scoring è utile laddove si raccolgano centinaia o migliaia di leads al mese.
    Per molte aziende B2B si tratta di gestire quantità molto più piccole su cui si possono studiare flussi semplificati da gestire manualmente.
    Il nostro consiglio, laddove i flussi siano ancora gestibili, è comunque di prevedere ed implementare le strategie con CRM e Business Intelligence in modo da crescere insieme alla tecnologia che stiamo utilizzando e rimanere aggiornati e competitivi.

    AI e lead scoring

    L’intelligenza Artificiale è un alleato straordinario nell’assegnazione del lead scoring.
    Innanzitutto può collegare i dati del CRM a fonti esterne (open data, social, database professionali, siti aziendali) per completare e qualificare i profili (settore, dimensioni azienda, fatturato, ruolo, seniority, localizzazione geografica).
    Inoltre, l’AI può anche confrontare i dati dei lead con quelli dei migliori clienti esistenti (clienti ad alta conversione o lifetime value).
    In questo modo assegna un punteggio basato sulla “somiglianza” con i profili che hanno già dato risultati.

    Marketing e commerciale devono interagire

    La lead generation è il momento in cui commerciale e marketing si trovano a lavorare a più stretto contatto soprattutto in un’azienda in crescita.

    THE SALES TEAM OWNS THE SALES FUNNEL.
    BUT AS A B2B MARKETER, YOU FEED THE TOP OF THEIR FUNNEL.
    Doug Kessler, Velocity Partners

    Quando un team di vendita lavora con incentivi legati alle commissioni ma non dispone di un numero sufficiente di contatti qualificati, il rischio è la nascita di frustrazione e tensioni interne. Oppure, può verificarsi lo scenario opposto: un team marketing che produce un volume elevato di lead, i quali però non vengono adeguatamente gestiti o chiusi da un reparto commerciale sottodimensionato o poco motivato, magari perché non spinto da un sistema di incentivi sulle vendite.

    Il passaggio di consegna dei leads

    Dopo aver concordato i criteri di qualificazione dei leads, marketing e commerciale devono allineare il passaggio di consegna.
    È importante decidere i task assegnati a ciascun reparto in modo da lavorare coordinati per il successo comune senza sovrapposizioni o lacune.

    NO MATTER WHAT YOU DO,
    DON’T PASS LEADS DIRECTLY TO THE SALES TEAM.
    Jon Miller, Marketo

    Gli aspetti da considerare quando si traccia un processo di consegna dei leads sono la frequenza e il numero.
    Non è davvero sensato mettere in atto un processo di consegna ufficiale se ricevi solo 4 leads a settimana, a questo punto puoi trattare ogni lead come di primaria importanza e occupartene manualmente.

    Quando invece il numero e la frequenza dei lead si fanno consistenti, un flusso organizzato e condiviso è assolutamente necessario. Ecco un esempio di ciò che ogni reparto potrebbe fare nelle diverse fasi di qualificazione:

     LEADMQLSQLOPPORTUNITYCUSTOMER
     L’utente lascia un contatto, generalmente mailIl lead combacia con la Buyer PersonaIl MQL dimostra interesse all’acquistoLa trattativa si concretizza in un’offertaViene chiuso un contratto
          
    Azioni team marketingLead NurturingLead Nurturing   
    Azioni team CommercialeNessuna azioneContattoTrattativaOffertaChiusura

    Criteri comportamentali

    Campo datiCondizioneScore
    Mail Aperte2 ++ 5
    Pagine Web Visitate10 ++ 5
    Moduli Inviati1 ++ 5

    Cos’è il Lead Nurturing

    Il lead nurturing è una procedura che avviene quando il lead non è pronto per la vendita. Il marketing deve fare in modo di “nutrire” virtualmente questi lead con informazioni e contenuti utili per portarli verso la decisione di acquisto o almeno la fase in cui può considerare l’acquisto.

    Cos'è il Lead nurturing

    Marketing, Commerciale e Post Vendita

    Per completare il “viaggio” (customer journey) dell’utente che diventa lead, opportunità e cliente manca un importante tassello: quello del post-vendita. Una volta chiamato customer care adesso sempre più aziende ribattezzano questo dipartimento Customer Success.
    Questo perché il vero successo si ottiene non quando un lead diventa un cliente, ma quando riesci a trasformare i clienti in sostenitori in modo che raccomandino la tua azienda ad altri.

    Tracciamento ed attribuzione dei leads

    Una delle possibilità più importanti che il marketing digitale offre alle aziende B2B è quella di tenere traccia di ciò che ha, o non ha, funzionato in modo da poter attuare azioni di ottimizzazione.
    Come punto di partenza, dovresti essere in grado di tracciare il punto di creazione di un nuovo lead, che si tratti di partecipazione ad un evento, download di un catalogo o richiesta di una demo.

    La maggior parte dei principali sistemi CRM ha già forme di tracciamento previste a questo scopo, vedi ad esempio HubSpot.

    Se fai attività di advertising devi anche attivare un sistema di monitoraggio delle campagne.
    È molto importante capire quale tipo di attività ti porta lead e che tipo di lead, tanto più quando vengono generati da un’attività a pagamento.

    Il CRM di HubSpot può connettersi facilmente alle tue piattaforme pubblicitarie LinkedIn, Google o Facebook.

    Lead generation forecast

    La lead generation forecast consiste nella capacità di prevedere in modo approssimativo quante lead verranno generate in un determinato periodo di tempo — che si tratti di un giorno, una settimana, un mese o un intero anno.
    Quando la produzione di leads si abbina a tassi di conversione coerenti, significa che puoi iniziare a prevedere con precisione la crescita della tua azienda e gli investimenti necessari per crescere.

  • Inbound Marketing Australia e Nord Italia scopri cos’hanno in comune?

    Inbound Marketing Australia e Nord Italia scopri cos’hanno in comune?

    Nei numerosi case-studies di successo di HubSpot ne ho trovato uno che mi ha colpito molto, non tanto per i numeri o i risultati, che come sempre sono più che soddisfacenti, ma soprattutto per le difficoltà ed esigenze iniziali che venivano descritte.

    Nonostante si parlasse di un’azienda australiana il panorama iniziale era del tutto simile ad uno che conosco molto bene: l’industria manifatturiera del nord-italia, in particolare il settore metalmeccanico (guarda un po’, tutto il mondo è paese!).

    Ho voluto tradurre e riportare questo case-study che, così lontano così vicino, ci racconta una situazione che incontriamo in tante aziende B2B italiane, leader di settore e tecnologicamente all’avanguardia per quanto riguarda la produzione, ma spesso legate a modelli di comunicazione e marketing superati.

    Il caso Paccard

    Santiago Vela è il Digital Manager di PACCAR Inc. in Australia, una multinazionale che produce e vende veicoli commerciali.

    Quando Santiago Vela è entrato in PACCAR nel 2014, il loro marchio principale, Kenworth Trucks, era promosso attraverso media e strategie tradizionali e non disponeva di un piano di marketing digitale.

    PACCAR era una società storica molto concentrata sui rapporti personali e sulla produzione. La società non disponeva di infrastrutture digitali e poiché erano leader di mercato in Australia, nessuno aveva ritenuto necessario modernizzarsi in questo senso.

    Tuttavia, Santiago sapeva che per mantenere la loro posizione, avrebbero dovuto allinearsi alle nuove modalità di comunicazione digitale.
    Nuovi players stavano entrando nel mercato di importazione dei camion grazie alla comunicazione online, mentre PACCAR era ancora concentrata sulla sola produzione.

    Qui comincia la nostra analogia: mi capita molto spesso di visitare grandi aziende, come ho detto, soprattutto metalmeccaniche, che grazie alla qualità dei loro prodotti, alla ricerca e all’innovazione (in poche parole al Made in Italy) sono riuscite nel corso degli anni ‘90 -’00 ad imporsi come leader di mercato.

    Mi aspetto sempre di trovare un ufficio marketing numeroso ed agguerrito, strategie e pianificazioni dettagliate, statistiche e proiezioni, ed invece…

    Il preludio è sempre che al mondo sono pochissimi i produttori ed ancora meno i compratori, che si conoscono tutti e che per incontrarsi vanno alle fiere, non c’è nessuna strategia e spesso nemmeno un’idea di marketing digitale.

    Perdere una leadership costruita con tanti sforzi è più facile e veloce di quanto si possa pensare, nuovi players entrano ogni giorno sul mercato e spesso suppliscono in comunicazione e marketing le carenze qualitative dei loro prodotti.

    Il mondo si è evoluto incredibilmente in fretta negli ultimi 10 anni e le aziende devono tenerne conto anche e soprattutto quando si parla di comunicazione e marketing.

    La soluzione c’è

    Torniamo in Australia, Santiago sapeva che PACCAR avrebbe dovuto evolvere i propri mezzi di comunicazione per stare al passo con i tempi.

    Sostenuto dalla sua forte esperienza digitale, Santiago era già un grande sostenitore della Metodologia Inbound e ha identificato nella piattaforma HubSpot lo strumento ideale con cui PACCAR avrebbe ristabilito la sua leadership anche nella comunicazione online.

    Nel 2014 Santiago implementa la piattaforma in tutte le operazioni di marketing online con i seguenti risultati:

    • 80% di risparmio dei costi operativi
    • eliminazione dei processi manuali con conseguente possibilità per il team marketing di concentrarsi su attività a valore aggiunto.
    • generazione di 9 volte più lead grazie alle funzionalità di tracciamento e di potenziamento di HubSpot.

    Per passare ad HubSpot, Santiago ha dovuto affrontare diverse sfide sia internamente che esternamente:

    “L’80% della nostra azienda era concentrata sulla produzione, mentre i nostri concorrenti avevano l’80% della loro attenzione al digitale. Avevamo bisogno di dimostrare all’azienda quanto potesse essere prezioso un serio investimento sul digitale. “

    Per dare a PACCAR un vantaggio online, Santiago ha immaginato uno scenario in cui non era più necessario inseguire i clienti, ma dove erano i clienti a venire verso l’azienda – sapeva che un approccio inbound poteva ottenere questo risultato. Aveva solo bisogno di trovare uno strumento onnicomprensivo in grado di automatizzare e ottimizzare questa metodologia.

    Economico e facile da usare

    Per identificare la soluzione migliore Santiago ha esplorato una serie di soluzioni tenendo sempre presente due fattori critici nel suo processo decisionale.
    Il primo era il prezzo, in quanto la proprietà non voleva investire in uno strumento di cui non sapeva nulla.
    Il secondo era un’interfaccia utente semplice ed intuitiva per evitare che la difficoltà di utilizzo ne ostacolasse l’introduzione in azienda.

    Santiago testò come primo Adobe Marketing Cloud, poiché lo conosceva già da utente, e fu quasi sul punto di proporre Salesforce alla proprietà. Ma la scoperta della piattaforma HubSpot lo convinse di aver trovato l’interfaccia più semplice, combinata con la funzionalità all-in-one, cosa che avrebbe reso più agevole l’implementazione e la formazione. La scelta di HubSpot si è anche rivelata più conveniente sia di Salesforce che di Adobe, questo ha reso per Santiago più semplice far accettare l’investimento.

    Inbound Marketing GlobalKult

    Definire il customer journey e pianificare azioni tempestive

    Una volta allineata l’intera azienda alla piattaforma HubSpot, il processo di implementazione è stato reso molto più semplice grazie ai contenuti forniti dalla HubSpot Academy, su cui l’ufficio marketing ha completato la certificazione sull’inbound marketing.
    Con il team aggiornato e preparato, Santiago ha iniziato a definire il customer journey digitale dei clienti PACCAR.

    Dopo aver identificato in che modo gli utenti interagivano con il sito web e determinato a quali prodotti erano interessati, passava al team di vendita lead mirati.

    HubSpot ha anche aiutato Santiago a ridurre quello che era un lungo ciclo di acquisto, a volte erano necessari anche 12 mesi per chiudere una vendita.

    Landing page e CTA sono stati utilizzati per accelerare la conversione da visitatore a lead qualificato, mentre l’uso di flussi mailing automatizzati aiutava il lead nurturing e la conversione finale.

    “Nel nostro settore il ciclo di vendita è molto lungo. Potrebbe volerci fino a un anno per chiudere dalla prima ricerca online. L’inbound marketing e HubSpot ci hanno aiutato a ridurre drasticamente il tempo trascorso dalla ricerca iniziale online alla richiesta presso la concessionaria. Non torneremo mai al marketing tradizionale. “

    Incremento della Lead Generation e risparmi sui costi

    Per Santiago, i risultati del lavoro con HubSpot sono stati eccezionali. Ad oggi, ha stimato che il pacchetto di servizi HubSpot ha permesso a PACCAR di risparmiare l’80% dei costi operativi rimuovendo i processi manuali e consentendo loro di concentrarsi su attività a più valore aggiunto. Santiago e il suo team sono stati anche in grado di costruire un percorso coerente e chiaro per il cliente, supportato da approfondimenti importanti ottenuti dai dati del sito web, con un aumento di 9 volte i lead generati.
    Stiamo generando 9 volte più lead di quelli che eravamo abituati. Ora, sappiamo quando qualcuno è potenzialmente pronto a comprare da noi ed inviamo il contatto al commerciale per la chiusura. Tutti i passaggi sono registrati su HubSpot.

    Per completare il tutto, sei siti web in tutto il portafoglio di marchi PACCAR sono ora posizionati organicamente in Google, e vengono riconosciuti come leader del settore nella creazione di contenuti.

    Creare spirito di squadra orientato alla vendita

    Santiago ha anche notato un cambiamento motivazionale positivo nella sua squadra, con anche i “non credenti” conquistati dagli strumenti digitali di HubSpot.

    “L’intera squadra è molto più motivata. Ognuno di noi si sente bene con HubSpot, anche i più tradizionalisti vedono il valore di una tecnologia che automatizza i processi, senza sacrificare l’esperienza dell’utente. “

    Commerciale e Marketing: l’armonia ritrovata

    Un altro problema che ho riscontrato spesso nelle aziende B2B italiane è una frattura tra marketing e commerciale che non lavorano insieme e che, a volte, arrivano perfino ad ostacolarsi a vicenda.

    Gli uffici marketing, con i quali io mi confronto più spesso, lamentano diffidenza e poca disponibilità nei loro confronti da parte dei commerciali molto gelosi del “rapporto personale” che instaurano con i clienti e potenziali clienti.

    Collaboration GlobalKult

    Anche questa modalità deve necessariamente cambiare per tutte quelle aziende che vogliono continuare a crescere ed imporsi come leader di mercato.
    Marketing e commerciale devono essere in assoluta e stretta sinergia per riuscire a finalizzare ogni singola opportunità!

    Il mercato diventa ogni giorno più veloce e più competitivo, l’unica possibilità è riuscire a strutturare un lavoro di squadra focalizzato sugli obiettivi.

    Per saperne di più
    Per una strategia digitale finalizzata agli obiettivi
    Per un piano di marketing digitale

  • Come implementare la marketing automation per il B2B senza risorse interne qualificate

    Come implementare la marketing automation per il B2B senza risorse interne qualificate

    Nel competitivo mondo del digital marketing B2B, la marketing automation è diventata una componente essenziale per massimizzare l’efficienza e ottenere risultati di successo. Tuttavia, molte aziende si trovano di fronte a una sfida: come implementare una marketing automation efficace quando non si dispone delle risorse interne qualificate?
    Ecco diverse soluzioni e strategie per affrontare questa sfida e beneficiare dell’automation anche senza competenze interne specializzate.

    Primi step per implementare la marketing automation B2B

    è possibile avviare processi automatici anche con team ridotti o senza competenze tecniche avanzate, puntando su strumenti intuitivi e approcci graduali. L’importante è partire dai passi fondamentali: definire obiettivi chiari, mappare il customer journey e creare workflow semplici che possano essere scalati nel tempo. Con la giusta strategia, anche chi parte da zero può ottenere risultati concreti, ottimizzando il tempo e aumentando l’efficacia delle proprie attività di marketing.

    Ecco una road-map generale da seguire durante questo processo:

    • Definire gli obiettivi: chiarire cosa si vuole ottenere con la marketing automation, ad esempio lead generation, nurturing o lead scoring.
    • Mappare il customer journey: identificare le fasi chiave del percorso del cliente su cui intervenire con messaggi automatici.
    • Scegliere la piattaforma giusta: optare per strumenti intuitivi e modulabili, che richiedano competenze tecniche minime.
    • Creare workflow semplici: partire con campagne email automatiche e segmentazioni di base dei contatti.
    • Automatizzare gradualmente: scalare le automazioni passo dopo passo, evitando di sovraccaricare il sistema fin da subito.
    • Monitorare e ottimizzare: analizzare le performance delle campagne per migliorare continuamente i risultati.

    Identificare gli obiettivi e le esigenze aziendali

    Prima di intraprendere qualsiasi iniziativa di marketing automation è essenziale identificare chiaramente gli obiettivi e le esigenze specifiche dell’azienda. Questo processo permette di concentrare gli sforzi su ciò che è più importante e di stabilire una base solida per l’implementazione dell’automazione.

    Per cominciare, l’azienda dovrebbe riflettere sui suoi obiettivi di marketing a lungo termine. Questo step dovrebbe essere gestito non solo dal team marketing ma essere frutto di una collaborazione tra marketing, sales e management.

    Gli obiettivi di marketing possono includere:

    • la generazione di lead qualificati,
    • l’aumento delle conversioni,
    • l’aumento della brand awareness
    • il miglioramento della customer retention

    È importante definire obiettivi specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e temporizzati (SMART) per consentire una valutazione accurata dei risultati ottenuti.

    Successivamente, è necessario analizzare le esigenze dell’azienda in termini della marketing automation.
    Ciò può riguardare diversi aspetti, come:

    • il lead nurturing,
    • l’automazione delle campagne di email marketing,
    • il passaggio dei lead caldi al commerciale,
    • il feed-back tra dipartimenti,
    • la generazione di report per il management.

    Identificare le aree in cui l’automation può avere il maggior impatto e fornire il maggior valore è fondamentale per garantire che le risorse siano allocate in modo efficace.

    Una volta identificati gli obiettivi e le esigenze aziendali, sarà più facile valutare le soluzioni di marketing automation disponibili e prendere decisioni informate.
    Questa fase di pianificazione e definizione degli obiettivi è fondamentale per garantire che l’implementazione dell’automazione sia allineata con le esigenze specifiche dell’azienda e contribuisca al successo complessivo delle attività di marketing B2B.

    Mappare il customer journey

    Nel B2B, il customer journey è spesso più lungo e complesso rispetto al B2C, perché coinvolge più interlocutori e decision maker all’interno dell’azienda cliente.
    Per implementare efficacemente la marketing automation, è fondamentale mappare ogni fase del percorso del cliente, dall’awareness alla decisione d’acquisto, individuando i punti in cui intervenire con contenuti mirati e messaggi automatici.
    Nella fase iniziale, ad esempio, si possono inviare materiali informativi e white paper per attrarre nuovi lead; durante il nurturing, contenuti educativi e case study aiutano a rafforzare la relazione; infine, in prossimità della conversione, offerte personalizzate e follow-up automatici possono facilitare la decisione dei buyer.
    Una mappatura dettagliata del customer journey consente di creare workflow pertinenti e personalizzati, aumentando l’efficacia della marketing automation nel contesto B2B.

    Valutare soluzioni di automazione del marketing intuitive

    Quando un’azienda B2B desidera attuare un piano strategico di marketing automation senza risorse interne qualificate, è importante valutare soluzioni di automation che siano intuitive e facilmente utilizzabili anche da chi non ha competenze tecniche avanzate. Queste soluzioni consentono di creare e gestire campagne in modo semplice ed efficace.

    Le piattaforme di marketing automation intuitive (come HubSpot o Active Campaign) sono progettate per semplificare l’implementazione e l’utilizzo delle funzionalità di automazione. Offrono un’interfaccia utente intuitiva, con funzionalità drag-and-drop, che permette di creare facilmente flussi di lavoro automatizzati senza la necessità di scrivere codice o avere una conoscenza tecnica approfondita.

    Queste soluzioni offrono solitamente una vasta gamma di funzionalità, come la gestione dei lead, il lead nurturing, l’invio automatizzato di email, il monitoraggio delle interazioni dei clienti, la segmentazione dei dati e la generazione di report. Inoltre, forniscono spesso modelli predefiniti e best practice per aiutare le aziende a iniziare rapidamente e ottenere risultati.

    La valutazione delle soluzioni di marketing automation dovrebbe basarsi sulle esigenze specifiche dell’azienda. È importante considerare i requisiti di automazione desiderati, come l’integrazione con altri sistemi aziendali, la personalizzazione delle campagne, la capacità di segmentazione dei dati e le opzioni di monitoraggio delle performance.

    Inoltre, è consigliabile richiedere demo delle piattaforme che si vorrebbero utilizzare per valutare la loro usabilità e l’adeguatezza alle esigenze aziendali. Durante le demo, è possibile testare le funzionalità chiave, esplorare i flussi di lavoro automatizzati e valutare l’interfaccia utente per la sua facilità d’uso.

    È anche importante considerare la scalabilità della soluzione di marketing automation. L’azienda dovrebbe valutare se la piattaforma selezionata sarà in grado di soddisfare le esigenze future, man mano che l’azienda cresce e si evolve.

    Infine, è consigliabile consultare le recensioni e le testimonianze di altre aziende che hanno utilizzato le soluzioni di marketing automation considerate. Questo può fornire un’indicazione dell’esperienza degli utenti e dell’efficacia delle soluzioni nella pratica.

    Scegliere una soluzione intuitiva e facilmente utilizzabile consente all’azienda di iniziare rapidamente e ottenere risultati senza la necessità di risorse interne altamente qualificate.

    Creare i primi work-flow puntando sulla semplicità

    Creare workflow semplici è un passo cruciale per iniziare con la marketing automation senza risorse interne qualificate.

    L’idea è partire da processi chiari e facilmente replicabili, evitando di complicare subito le automazioni.
    Ad esempio, si può impostare un flusso automatico per l’invio di email di benvenuto ai nuovi lead, seguito da messaggi educativi e contenuti informativi in base al comportamento del contatto.
    È utile segmentare i lead in gruppi omogenei, così che ogni workflow invii comunicazioni pertinenti alle esigenze specifiche di ciascun segmento.
    Con workflow semplici e modulari, è possibile monitorare i risultati, apportare correzioni rapide e scalare gradualmente verso automazioni più complesse senza rischiare di sovraccaricare il sistema o il team.

    Collaborare con un consulente esterno

    Quando un’azienda B2B desidera implementare la marketing automation ma non dispone delle risorse interne qualificate, la collaborazione con un consulente esterno può essere un’opzione preziosa.
    Un consulente esperto in automation marketing può fornire competenze specializzate, consulenza strategica e supporto nell’implementazione delle soluzioni di automazione più adatte alle esigenze aziendali.

    La scelta di un consulente esterno dovrebbe basarsi sull’esperienza, la reputazione e le competenze specifiche nel campo della marketing automation soprattutto in ambito B2B. È importante cercare consulenti che abbiano una comprovata esperienza nella gestione di progetti di automation per aziende B2B simili alla propria.

    I consulenti esterni possono aiutare l’azienda a valutare le sue esigenze specifiche, consigliare sulle migliori soluzioni di marketing automation e fornire un piano dettagliato per l’implementazione. Possono aiutare a definire le strategie di lead generation, creare flussi di lavoro automatizzati, configurare le piattaforme di automazione o il crm e fornire formazione e supporto al personale aziendale.

    Inoltre, i consulenti possono offrire una prospettiva esterna e oggettiva, fornendo consigli basati su best practice e tendenze del settore. Essi possono identificare aree di miglioramento, suggerire ottimizzazioni e aiutare a evitare errori comuni nell’implementazione della marketing automation.

    La collaborazione con un consulente esterno può anche fornire un vantaggio competitivo, consentendo all’azienda di accelerare l’implementazione di progetti di automation specifici per il B2B e di beneficiare delle conoscenze e delle competenze di esperti del settore. Questa partnership può essere a breve termine, durante le fasi di pianificazione e implementazione, o a lungo termine, con il consulente che fornisce un supporto continuativo per la gestione della marketing automation.

    Tuttavia, è importante tenere presente che la collaborazione con un consulente esterno può comportare costi aggiuntivi. Pertanto, è fondamentale valutare attentamente il valore aggiunto che il consulente può offrire rispetto ai costi associati e assicurarsi che ci sia un’adeguata comunicazione e collaborazione tra l’azienda e l’agenzia per garantire il successo.

    Investire in formazione

    Quando un’azienda B2B desidera implementare una strategia di marketing automation senza risorse interne qualificate, un’opzione valida è investire nella formazione del personale. Anche se non si dispone di competenze tecniche avanzate, è possibile acquisire le conoscenze necessarie per gestirla internamente attraverso corsi, formazioni online e risorse disponibili.

    Esistono molte risorse online, come webinar, guide e tutorial, che offrono una panoramica della marketing automation e delle migliori pratiche per iniziare. Queste risorse forniscono spiegazioni dettagliate sui concetti chiave, sulle diverse strategie e sulle piattaforme disponibili.

    Inoltre, le migliori agenzie  offrono soluzioni di marketing automation con programmi di formazione e supporto ai propri clienti. Questi programmi possono includere sessioni di formazione online, materiali didattici, video tutorial e assistenza diretta da parte del team di supporto. Sfruttare queste risorse consente al personale aziendale di apprendere in modo pratico come utilizzare efficacemente la piattaforma di automazione scelta.

    Oltre alla formazione online, un’opzione potrebbe essere quella di partecipare a corsi di formazione o workshop specifici sulla marketing automation. Questi corsi possono essere organizzati da istituti accademici, organizzazioni di settore o consulenti specializzati. Durante questi corsi, i partecipanti possono apprendere le competenze necessarie per gestire l’automation marketing in modo efficiente e ottenere una comprensione più approfondita delle strategie e delle tattiche coinvolte.

    Investire nella formazione interna del personale consente all’azienda di acquisire le competenze necessarie per gestire questa branca del marketing in modo efficace e autonomo. Questa strategia può essere particolarmente vantaggiosa a lungo termine, poiché consente all’azienda di sviluppare un team interno specializzato, capace di adattarsi e reagire alle mutevoli esigenze del mercato.

    Inoltre, la formazione interna crea un ambiente di apprendimento continuo, in cui il personale può condividere conoscenze e esperienze, migliorare le proprie competenze e sviluppare nuove idee. Ciò contribuisce a creare una cultura aziendale orientata all’innovazione e all’utilizzo efficace degli strumenti di marketing automation.

    Investire nella formazione interna richiede tempo e risorse, ma può offrire un rendimento significativo sull’investimento. Con una formazione adeguata, il personale può diventare autonomo consentendo all’azienda di ottenere i benefici dell’automazione senza dover fare affidamento esclusivamente su risorse esterne qualificate.

    Considerare l’outsourcing della marketing automation ad una agenzia specializzata

    Se un’azienda B2B desidera mettere in pratica un progetto del  genere ma non ha risorse interne qualificate, un’opzione da considerare è l’outsourcing della marketing automation ad un’agenzia specializzata. L’outsourcing consente di beneficiare dell’esperienza e delle competenze di professionisti esperti nel campo dell’automation marketing, senza dover assumere o formare un team interno.

    L’outsourcing offre diverse vantaggi. Innanzitutto, permette di accedere a un team di esperti con una vasta conoscenza e competenza. Questi professionisti hanno esperienza nella gestione di progetti simili e sono in grado di consigliare sulle migliori pratiche, ottimizzare le strategie di automazione e ottenere risultati efficaci.

    Inoltre, l’outsourcing consente di risparmiare tempo e risorse interne. L’azienda non dovrà dedicare risorse alla formazione del personale o all’acquisizione di competenze tecniche specializzate. L’agenzia esterna si occuperà di tutto, dall’implementazione e configurazione delle piattaforme di automazione alla gestione delle campagne e al monitoraggio dei risultati.

    Un’altra vantaggio dell’outsourcing è la flessibilità. Le agenzie specializzate in marketing automation sono in grado di adattarsi alle esigenze specifiche dell’azienda e di fornire soluzioni personalizzate. Possono gestire le campagne in base alle specifiche esigenze dell’azienda, ad esempio focalizzandosi sulla generazione di lead qualificati o sulla creazione di flussi di lavoro personalizzati.

    È importante selezionare un’agenzia on una comprovata esperienza nel settore B2B e con una buona reputazione. È consigliabile richiedere esempi di progetti precedenti e testimonianze da parte di altri clienti per valutare la qualità del loro lavoro.

    Tuttavia, è fondamentale mantenere una comunicazione aperta e una collaborazione continua con l’agenzia  L’azienda dovrebbe essere coinvolta nelle decisioni strategiche e nella definizione degli obiettivi, al fine di garantire che le attività di automazione siano allineate con gli obiettivi aziendali.

    L’outsourcing di una strategia di marketing automation può essere un’opzione efficace per le aziende B2B che non dispongono delle risorse interne qualificate. Fornisce accesso a competenze specializzate, risparmia tempo e risorse e offre flessibilità nelle strategie di automazione. Tuttavia, è importante selezionare l’agenzia giusta e mantenere una stretta collaborazione per garantire il successo delle attività svolta.

    Conclusioni

    Nonostante la mancanza di risorse interne qualificate, le aziende B2B possono ancora sfruttare i vantaggi della marketing automation. Identificando gli obiettivi aziendali, collaborando con consulenti esterni, utilizzando soluzioni intuitive, investendo nella formazione e sfruttando le risorse dei fornitori, è possibile implementare con successo l’automation in modo ai migliorare l’efficienza, aumentare la produttività e ottenere risultati di successo nel mondo del B2B.

  • Marketing Automation per aziende B2B: una guida per non sbagliare

    Marketing Automation per aziende B2B: una guida per non sbagliare

    I team di marketing nelle aziende B2B sono spesso inondati di dati provenienti da vari canali di marketing digitale e, per questo motivo, stanno introducendo modalità per risparmiare tempo e aumentare la produttività grazie agli strumenti del marketing automation.

    Le statistiche mostrano che il marketing automation può aumentare le vendite fino al 15% e oltre il 63% dei professionisti afferma che prevede di aumentare i propri budget di automazione.

    I numeri della marketing automation

    • La marketing automation può determinare una riduzione del 12,2% delle spese generali di marketing
    • Il 77% degli esperti di marketing ha sperimentato un aumento delle conversioni da quando utilizza strumenti di marketing automation
    • L’80% delle aziende aumenta i propri contatti utilizzando software di marketing automation
    • Oltre il 91% degli utenti che si affidano alla marketing automation concorda sul fatto che la pratica è “molto importante”
    • Il 74% degli esperti di marketing afferma che il risparmio di tempo è il principale vantaggio dell’automazione
      Fonte

    SCOPRI SUBITO LE BEST PRACTICE

    La marketing automation è una nicchia tecnologica del digital marketing che consente alle aziende B2B di misurare il loro successo, automatizzare i processi e semplificare le operazioni. L’automazione consente di aumentare l’efficienza e risparmiare in maniera determinante sia sul tempo che sulle risorse.

    Una delle cose più interessanti della marketing automation è che si tratta di una strategia comprovata che funziona bene per aziende di tutte le dimensioni.
    Molti team di marketing commettono l’errore di pensare che questi strumenti siano adatti solo per grandi marchi, ma non è così.

    Anche le aziende di piccole e medie dimensioni possono beneficiarne, e anche le aziende B2B dovrebbero considerarne l’utilizzo quando pianificano la propria strategia di marketing digitale.

    Pro e contro della Marketing Automation per aziende B2B

    La moderna tecnologia di marketing automation potrebbe automatizzare circa il 45% dei processi che il tuo team deve eseguire

    I pro del marketing automation

    Soddisfazione del team di marketing grazie ad una maggiore efficienza

    Perché un’azienda B2B dovrebbe spendere più tempo del necessario per un’attività di marketing? Spesso è frustrante per i membri del tuo team quando devono trascorrere ore e ore a svolgere azioni manuali che la tecnologia potrebbe gestire altrimenti e in modo migliore.

    Se vuoi mantenere il tuo personale di buon umore e spostarti il più rapidamente possibile verso i tuoi obiettivi promozionali, è sensato consentire loro di automatizzare i processi in modo che possano trascorrere più tempo nella lead generation, nelle conversioni e negli obiettivi di vendita.

    La marketing automation fornisce inoltre alla tua azienda una vasta gamma di dati che il tuo team di marketing può utilizzare per migliorare i propri sforzi in altre aree promozionali.

    Capacità di testare

    La tecnologia di marketing automation consentirà alla tua azienda B2B di moltiplicare le diverse idee creative su vari canali, proprio come si fa con le attività di web design e PPC.

    Il test è vitale per il successo e la maggior parte dei software più recenti semplifica il processo. Forse un membro del tuo team ha una nuova idea che sembra degna di considerazione, ma non sei sicuro del tipo di risultati che produrrà?

    Bene, il software di automation marketing permetterà alla tua azienda di scoprirlo testando il concetto su piccola scala prima di utilizzarlo su tutta la linea.

    Migliorare la lead generation

    Esistono molti modi in cui il software di automation marketing può aiutare a incrementare la generazione di lead per la tua azienda B2B. Ecco alcuni dei più preziosi:

    • Più controllo sul tuo pubblico

    Una delle cose che induce i team di marketing a spendere più di quanto dovrebbero è una cattiva strategia pubblicitaria rivolta a un pubblico sbagliato. Il software di marketing automation tende a darti un maggiore controllo sugli utenti che vuoi raggiungere, quindi è possibile aumentare i lead e migliorare il tuo tasso di successo.

    • Promuovere le conversioni social

    I moderni software di marketing automation per i social media consentono alle aziende B2B di migliorare la presenza dei loro social network senza aumentare i carichi di lavoro automatizzando i post. Il tuo team può creare annunci rivolti all’acquirente e tenere traccia di tutti i dati pertinenti, completando così più conversioni social.

    • Obiettivi di vendita e marketing allineati

    È di fondamentale importanza che la tua azienda B2B si impegni a fondo per allineare tutti gli obiettivi dell’ufficio vendita e dell’ufficio marketing sin dall’inizio. La tecnologia di automazione può gestire e organizzare lo scambio di informazioni tra i team, facilitando il passaggio di consegne dei lead dal marketing alle vendite e garantendo che ogni contatto riceva comunicazioni tempestive e coerenti lungo tutto il percorso d’acquisto.

    I contro della marketing automation

    Implementazione che richiede tempo

    Non si può trascurare che l’implementazione e l’integrazione di un software di marketing automation nella strategia esistente richiedano tempo e impegno. Anche se la piattaforma giusta può far risparmiare molte risorse e semplificare i processi in futuro, è sempre necessario un investimento iniziale di energie e pianificazione.

    Se al momento la tua azienda dispone di un piano promozionale già performante e oltre le aspettative, potrebbe avere senso rimandare l’adozione della marketing automation fino a quando non sarà il momento di rivedere e aggiornare la strategia complessiva, così da integrare le nuove automazioni in modo più efficace.

    La gestione del marketing automation, una volta impostata, richiede tempo

    Sfortunatamente, l’automazione raramente significa che le aziende possono ridurre le dimensioni dei loro team di marketing o sedersi e rilassarsi mentre il software fa la sua parte. Tutti i metodi di marketing automation richiedono supervisione e il processo di perfezionamento per ottenere i migliori risultati e questo di solito, per non dire sempre, richiede l’interazione umana. La tecnologia di marketing automation è davvero un motore che ha bisogno di carburante e un team di marketing è ancora necessario per creare quel carburante.

    Ciò significa che il tuo team dovrà ancora passare il tempo a gestire, valutare e migliorare il proprio approccio, anche con strumenti di automazione nel proprio arsenale. Come capiranno tutti i professionisti del marketing, Internet è un panorama in evoluzione e ciò che funziona oggi potrebbe non avere lo stesso impatto domani.

    Spesso sottoutilizzato

    Che sia dovuto al fatto che i professionisti del marketing non capiscono tutte le funzionalità del loro software o la paura di consegnare le redini a un software, gli strumenti di automazione sono spesso sottoutilizzati e ciò può significare che non producono i risultati previsti.

    Questo è raramente colpa degli strumenti di marketing automation e il problema è più probabile che risieda nelle persone che li gestiscono.

    Per tale motivo, è ragionevole garantire che solo i membri del team più esperti con una vasta conoscenza del software debbano essere incaricati della gestione delle strategie di automation. Oppure potrebbe avere senso esternalizzare a un’agenzia di marketing automation se non si dispone di nessuno in grado di utilizzare gli strumenti al loro meglio internamente.

    Automation Marketing

    Best practice per la marketing automation B2B

    • Il 63% delle aziende che ha un vantaggio nei confronti dei competitors utilizza il marketing automation
    • Due terzi delle aziende prevedono di avere dei benefici del marketing automation entro sei mesi dall’implementazione
    • Il 61% delle aziende afferma che l’implementazione del marketing automation è il compito più difficile
    • Il 70% delle aziende B2B esternalizza alcune delle loro strategie di generazione di lead di marketing automation
    • Solo il 22% degli esperti di marketing afferma di non essere sicuro di avere le competenze per rimanere aggiornato con le migliori pratiche di marketing automation

    Le aziende B2B che hanno appena iniziato con la marketing automation trarranno vantaggio dal considerare le migliori pratiche elencate di seguito. Tuttavia, è fondamentale rimanere all’avanguardia e puntare continuamente a migliorare e perfezionare i propri sforzi se si desidera competere con players più grandi e di maggior successo nel proprio settore.

    Creazione di un modello di lead scoring

    Il lead scoring è una strategia che aiuterà la tua azienda B2B a classificare i lead in base alla loro possibilità di convertire e fare acquisti. La creazione di un modello di lead scoring è essenziale se si desidera capire quanto sforzo il team di vendita dovrebbe fare per garantire una vendita in un determinato momento.

    Nella maggior parte dei casi, un sistema di punteggio numerico funziona abbastanza bene ed è possibile definire la classifica di ciascun lead in base al suo comportamento.

    Ad esempio, supponendo che si usi un sistema da 1-10, e 10 è riferito a potenziali acquirenti alla fine del loro ciclo di acquisto, il tuo team potrebbe decidere di inviare e-mail, progettate per persuadere i lead a fare il passo finale a tutti coloro che occupano una posizione superiore a 8. Oppure potrebbero persino contattarli tramite mezzi tradizionali come il telefono.

    Invece ai lead che hanno un punteggio inferiore a 8 si potrebbe continuare a fornire loro informazioni sul valore e gli usi del prodotto o del servizio.

    Offrire contenuti informativi per la lead generation

    L’obiettivo principale per i team di marketing che lavorano per le aziende B2B è la generazione di lead. La maggior parte degli acquirenti che stanno cercando i tuoi prodotti o servizi deve percepire i problemi che pretendi di risolvere nello stesso modo in cui lo fa il tuo staff.

    Pertanto, fornire contenuti informativi che spiegano il valore della soluzione è fondamentale per il successo quando si tratta di raggiungere gli obiettivi di lead generation.

    Qualunque sia il software di marketing automation che prevedi di utilizzare, assicurati di non perdere tempo riempendolo con informazioni inutili. Indipendentemente dal fatto che tu stia automatizzando e-mail, post sui social media o qualsiasi altra cosa, assicurati che il messaggio che invii sia chiaro e puntuale.

    Prova a trovare un elenco di domande che ritieni possano essere poste dall’acquirente e prova a rispondere a tutte le tue domande con una strategia di content marketing adeguata. Ciò non solo contribuirà a promuovere l’autorità e la fiducia nella tua azienda, ma consentirà anche di risparmiare tempo e fatica agli agenti e all’assistenza clienti.

    Definizione delle buyer personas

    È fondamentale che la tua azienda non avvii una strategia di marketing automation senza prima sviluppare un piano di definizione delle buyer personas . Comprendere i tuoi acquirenti, i loro dati demografici e i loro comportamenti è essenziale se vuoi avere successo con il marketing automation.

    Per lo meno, il tuo team di marketing deve sapere:

    • Il livello di istruzione dei potenziali acquirenti
    • Titoli di lavoro associati a quelli più propensi ad acquistare il tuo prodotto o servizio
    • I settori in cui lavorano i potenziali acquirenti
    • Principali sfide e responsabilità assegnate ad acquirenti idonei
    • Modelli comportamentali

    Quindi, come si determinano in pratica le buyer personas? Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà al team di marketing di impegnarsi in una quantità significativa di ricerca.

    Per prima cosa è ragionevole dare un’occhiata ai tuoi attuali clienti e vedere se riesci a identificare le tendenze tra le persone e le organizzazioni che acquistano i tuoi prodotti o servizi.

    Se sei nuovo nel settore, le cose diventano un po ‘più difficili, ma non impossibili. Prova a intervistare potenziali clienti o creare focus group per raccogliere ulteriori informazioni. Puoi anche chiedere feedback, eseguire sondaggi o utilizzare i tuoi strumenti di web analytics per saperne di più sui gruppi che hanno maggiori probabilità di vedere il valore del tuo marchio e fare un investimento.

    Comprensione del ciclo di acquisto del potenziale cliente

    Se si considera che la maggior parte degli acquirenti si trova al 70% circa del loro ciclo prima di contattare un venditore, è comprensibile che le nuove aziende B2B faticano a determinare i punti di inizio e fine del viaggio dell’acquirente .

    Tuttavia, comprendere i dettagli del percorso del cliente B2B è fondamentale e, una volta ottenute tali informazioni, è molto più semplice creare e personalizzare le campagne di marketing automation per ottenere risultati migliori.

    Utilizzando strumenti di web analytics, è possibile ottenere una visione del punto di partenza dell’acquirente e iniziare a indirizzarli con il marketing automation dal momento in cui mostrano interesse per il tuo marchio, prodotto o servizio.

    Nel corso degli anni ci sono stati molti modi per tracciare un percorso dell’acquirente B2B.

    Awareness > Consideration > Decision > Retention > Advocacy

    Ecco una panoramica di come può apparire una ripartizione più tradizionale e lineare del percorso del cliente:

    Awareness: il cliente ha un problema e viene a conoscenza della tua attività o di una particolare soluzione che fornisci

    Consideration: il cliente si rende conto di avere un bisogno o un problema e considera attivamente le opzioni per risolverlo

    Decision: il cliente decide di effettuare l’acquisto

    Retention: quando il cliente ha acquistato il tuo prodotto o servizio, l’attenzione si sposta per garantire che la sua esperienza continui ad essere di prima classe.

    Advocacy: il cliente sparge la voce sul prodotto, indipendentemente dal fatto che la sua opinione sia positiva o negativa.

    Noi di GlobalKult, però, siamo grandi fan di un approccio più ciclico come quello di HubSpot sul buyer journey

    L’approccio di HubSpot si basa sulla metodologia di inbound marketing ed è composto da tre fasi: attrarre, coinvolgere e deliziare. Riteniamo che ciò rappresenti meglio il percorso del cliente.

    “The Flywheel is a model adapted by HubSpot to explain the momentum you gain when you align your entire organization around delivering a remarkable customer experience.” HubSpot

    Metodologia Inbound Marketing | GlobalKult

    Visualizzazione, valutazione e miglioramento dei risultati

    L’ultima best practice che tutte le aziende B2B non dovrebbero ignorare quando pianificano le loro campagne comporta la visualizzazione, la valutazione e quindi il miglioramento del loro approccio al fine di migliorare i risultati.

    Non lasciare mai nessuna strategia di automazione immutata per più di un paio di settimane prima di dare un’occhiata ai dati e capire come ottenere risultati migliori. Ad esempio, potresti scoprire che una piccola modifica ad alcune delle tue e-mail automatizzate fa una differenza significativa per il numero di lead generati.

    Ricorda, il software di marketing automation è eccellente per testare idee diverse su canali singoli o multipli, quindi una strategia di tentativi ed errori è spesso il metodo più fruttuoso per raggiungere i tuoi obiettivi di miglioramento.

    7 errori di marketing automation da evitare a tutti i costi

    Ci sono una serie di errori comuni che i team di marketing B2B tendono a commettere su tutta la linea:

    1. Utilizzo di troppi strumenti 
      Mentre la tua azienda B2B dovrebbe convergere verso l’utilizzo di alcuni degli strumenti di marketing automation il prima possibile, è fondamentale capire quali software e piattaforme sono più adatti ai tuoi scopi.
      Non commettere l’errore di usare troppi strumenti diversi perché è possibile che renderai la vita più difficile al tuo team di marketing. Potresti anche finire per monitorare e automatizzare il contatto con gli stessi potenziali clienti più volte e ciò può provocare spam e altri problemi che vorresti evitare.
    2. Non testare le strategie
      Creare campagne fittizie e test A / B per testare strategie diverse è essenziale per il successo e molte piattaforme di marketing automation consentono alla tua azienda di impegnarsi in questo processo con facilità. Assicurati di testare tutto prima di distribuirlo su tutta la linea e valuta sempre i risultati prima di perfezionare il tuo approccio.
      In questo modo scoprirai cosa funziona per ogni serie di potenziali clienti o diversi acquirenti e dovrebbe aiutare a stimolare la lead generation e aumentare le conversioni tra coloro che hanno maggiori probabilità di mostrare interesse per i tuoi prodotti o servizi.
    3. Utilizzare solo l’automazione per le e-mail
      Mentre il processo di automazione delle e-mail può far risparmiare molto tempo e fatica al tuo team, è fondamentale che di tanto in tanto usi anche il tocco umano.
      Se automatizzi tutto, c’è la possibilità che farai fatica a rispondere alle domande dell’acquirente e i potenziali clienti che ricevono quei messaggi spesso diventeranno “scoraggiati” dal fatto che hanno chiaramente a che fare con un bot piuttosto che una persona reale all’interno del tuo ufficio.
    4. Non si integra con i team di vendita e marketing
      L’integrazione con i tuoi team di vendita e marketing durante la pianificazione del tuo approccio di automazione è una delle cose più importanti che la tua azienda deve considerare. Promuovere il tuo marchio dal punto di vista del marketing va bene, ma se non consideri le ambizioni degli agenti di vendita, ci saranno molti problemi.
    5. Non sviluppare una serie chiara di obiettivi
      Assicurati di trascorrere del tempo a discutere di una serie di obiettivi con entrambi i team di vendita e marketing prima di lanciare nuove campagne. Se non sai cosa vuoi ottenere, è abbastanza difficile capire quando hai raggiunto l’obiettivo finale.
    6. Utilizzo della comunicazione robotizzata
      Ancora una volta, i potenziali clienti e i potenziali acquirenti non vogliono sentirsi come se avessero a che fare con un computer ogni volta che ricevono un’e-mail o interagiscono con la tua azienda. Anche se hai intenzione di automatizzare le risposte e altri messaggi, assicurati di ricordare che la comunicazione robotizzata non ti porterà da nessuna parte.
      Gli utenti tendono a smettere di fidarsi dei marchi quando non sembrano mai avere a che fare con un essere umano.
    7. Non concordare sulla definizione di un lead qualificato per il marketing
      Comprendere quali elementi determinano un vantaggio qualificato per il marketing è fondamentale per il successo di qualsiasi campagna di marketing B2B. Crea un accordo sul livello di servizio (SLA) con i tuoi team di vendita e marketing che evidenzi esattamente ciò che costituisce un vantaggio e ciò che il cliente riceverà dalla tua azienda.

    Checklist per la marketing automation

    Se riesci a mettere un segno di spunta accanto a ciascuna delle domande seguenti, c’è una ragionevole possibilità che ti stai avvicinando al successo con la tua marketing automation.

    1. Hai definito i tuoi utenti?
    2. Hai identificato nella tua azienda una necessità di marketing automation?
    3. Hai avuto il tempo di integrare i team di vendita e marketing nel processo?
    4. Intendi testare i tuoi flussi di lavoro prima di andare avanti?
    5. Identificherai la posizione di un potenziale acquirente nel ciclo di acquisto prima di “coltivarlo”?
    6. Hai messo a punto una strategia di lead generation?
    7. È possibile rimuovere i lead dal flusso di lavoro dopo aver eseguito l’azione desiderata?
    8. Hai messo in atto gli strumenti per tenere traccia delle prestazioni su tutta la linea?
    9. Puoi migliorare le tue campagne mentre raccogli più dati?
    10. Intendi analizzare i risultati su base regolare?

    Indipendentemente dalla natura della tua azienda B2B o dai prodotti e servizi che vendi ai clienti, c’è sempre spazio per l’automazione nelle tue attività di marketing più essenziali ma che richiedono tempo.

    Conclusione

    Previsioni di marketing automation per il futuro:

    È difficile dire come la marketing automation cambierà e migliorerà in futuro, ma ecco alcune previsioni che il tuo team potrebbe voler tenere a mente mentre pianifica campagne sempre più intricate e complesse:

    • L’analisi dei comportamenti dell’acquirente diventerà sempre più importante
    • Il processo di personalizzazione nell’ambito della marketing automation continuerà a progredire
    • Modelli e programmi predefiniti diventeranno un ricordo del passato
    • La modellazione predittiva mediante l’intelligenza artificiale diventerà essenziale
    • I team di vendita e marketing dovranno lavorare più vicini che mai

    Assicurati di non essere vittima di nessuno degli errori comuni che abbiamo menzionato in precedenza. Se ci riesci, è possibile aumentare i lead e raggiungere gli obiettivi di vendita rimuovendo le attività ripetitive e migliorando le percentuali di successo della tua azienda.

    Quale azienda B2B che si rispetti non vorrebbe farlo?